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E il conflitto "domina" anche a Cannes

Una carrellata di opere che ne tiene viva la memoria e ne fornisce prospettive nuove e diverse

E il conflitto "domina" anche a Cannes
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da Cannes

Più ci si allontana, più ci si avvicina. Contraddizione solo all'apparenza se il soggetto è la Seconda Guerra Mondiale, indietro nel tempo di ottant'anni ma vivissimo al Festival di Cannes con una carrellata di opere che ne tiene viva la memoria e ne fornisce prospettive nuove e diverse. In gara per la Palma d'oro c'è l'ottimo Moulin di Làszlò Nemes, storia di un attivista che nel 1942 tenta di riunire le forze della Resistenza ma finisce nelle grinfie degli uomini di Klaus Barbie. Scatta la tortura implacabile dei nazisti ma il prigioniero non si piega ai suoi aguzzini. È il punto di vista dei perdenti che si ribalta fino a farli comparire come i vincitori - almeno dal punto di vista morale - in un confronto insostenibile.

Sempre in concorso sfila il franco-belga Notre salut di Emmanuel Marre, a metà strada tra documentarismo e fiction. Il campo è l'autobiografia familiare perché il protagonista è il nonno del regista, Henri Marre, ingegnere catapultato a Vichy nel 1940, senza moglie né figli. Cerca di trovare il posto che merita, sforzandosi di raggiungere una riunificazione difficile e non smette di difendere gli ideali patriottici.

Fuori competizione spicca l'ultimo lavoro di Daniel Autueil, La troisieme nuit, in cui il protagonista Gilbert Lesage (1910-1989), direttore dei Servizi sociali per stranieri, nell'agosto 1942 si adopera per salvare gli ebrei da rastrellamenti e deportazioni. Una figura francese che ricorda il nostro Giorgio Perlasca e il tedesco Oskar Schindler, ispiratore di Spielberg per Schindler's List, nella loro opera filantropica contro l'Olocausto. Ancora fuori gara La bataille De Gaulle: l'âge de fer di Antonin Baudry, ambientato nel giugno del '40 quando un uomo, solo contro tutti, si rifiuta di arrendersi per inseguire il sogno della libertà.

Un accenno, in ambito anglo-iberico, va rivolto a Terra e libertà di Ken Loach (nella foto), proiettato sulla spiaggia da quest'anno intestata a Brigitte Bardot, a margine del festival per il pubblico che affolla la Croisette.

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