E Fitto querela Vendola: «Garantista a senso unico»

BariGli appuntamenti concordati con il telefono cellulare di servizio, l’auto blu con autista spedita a prelevare la partner; e poi messaggini sms, per augurare la buona notte o per qualche commento galante del tipo: «Oggi eri bellissima». Sono gli ultimi retroscena che affiorano dall’ultimo terremoto giudiziario che allunga le sue scosse a Bari, dove due ex assessori regionali della prima giunta di sinistra capitanata da Nichi Vendola sono coinvolti in un’inchiesta della procura su un intreccio tra affari, sesso e politica. È tutto contenuto in un dossier top secret della guardia di finanza che a breve potrebbe approdare a palazzo di giustizia, mille pagine che raccontano una torbida storia andata avanti per oltre un anno: sesso in cambio di appalti, incontri a luci rosse tra politici ed escort, ma anche donne disperate in cerca di un lavoro o professioniste rampanti a caccia di un posto al sole nella pubblica amministrazione.
L’inchiesta, scattata nel 2007, è diretta dai sostituti procuratori Roberto Rossi e Lorenzo Nicastro. In queste ore la guardia di finanza è impegnata nella ricerca di riscontri e intende verificare se i politici abbiamo mantenuto le promesse fatte. Per questo il dossier non è stato ancora consegnato in procura e i due ex assessori non figurano nel registro degli indagati; inoltre, la posizione di uno dei politici coinvolti sarebbe decisamente più sfumata rispetto all’altro. Ma gli investigatori proseguono anche negli accertamenti su un altro filone investigativo, quello dell’accreditamento presso la Regione di cinque Residenze sanitarie assistite (Rsa). Gli inquirenti sospettano che dietro le strutture ci possano essere soci occulti e non escludono che possa trattarsi di politici: ecco perché i pm hanno disposto l’acquisizione di visure presso le Camere di commercio e di altri documenti riguardanti gli assetti societari. Nello stesso tempo, i militari stanno esaminando con grande attenzione una delibera della vecchia giunta regionale che proroga il termine fissato per gli accreditamenti delle Residenze sanitarie assistite.
L’ultimo sexy scandalo barese è venuto fuori nel corso di intercettazioni telefoniche e ambientali. Al centro dell’inchiesta ci sarebbe Gianpaolo Tarantini, titolare di due aziende di forniture ospedaliere, noto anche per invitato la escort Patrizia D’Addario a Palazzo Grazioli, la residenza romana del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Secondo gli inquirenti proprio l’imprenditore barese avrebbe organizzato gli incontri a luci rosse tra i due ex assessori e diverse donne, tra le quali anche la madre disperata di due bambini piccoli: lei, dopo aver lasciato il marito che la maltrattava e non sapendo come fare per tirare avanti, avrebbe accettato di incontrare un politico in cambio della promessa di un posto di lavoro.
Intanto, mentre proseguono le indagini, si infiamma lo scontro politico. La Cgil pugliese chiede “un richiamo ai valori troppo spesso trascurati” mentre il Pdl invoca le dimissioni del governatore Vendola. Il quale, a proposito dello scandalo, lancia un monito: “Guai, guai ogni qualvolta la politica si trasforma in un porcellaio, guai ogni qualvolta chi esercita potere smette di dimenticare quel senso del limite a cui dovrebbe ispirarsi, e il contenuto del senso del limite è il rispetto della dignità e della vita delle altre persone”. Ma il presidente della Regione Puglia in queste ore è finito al centro di altre polemiche a causa di un’intervista rilasciata al quotidiano spagnolo El Pais: in quel colloquio il governatore lancia dure accuse al ministro degli Affari regionali Raffaele Fitto, parla di “Puglia rovinata dai figli di papà” e fa riferimento a una “cupola di una criminalità dal colletto bianco che ha sostituito la mafia”. Vendola in un primo momento ha fatto una tiepida retromarcia attribuendo al giornalista “un eccesso di sintesi” ma nella serata di ieri, dopo che il ministro ha annunciato l’intenzione di sporgere querela, ha deciso di scrivere a Fitto. “Ciò che mi viene attribuito tra virgolette non è la registrazione fedele del mio pensiero”, sostiene nella lettera aggiungendo: “Ci si può combattere con asprezza, senza bisogno di offese e contumelie”.