E l’uomo ama conquistare ma non è certo un delitto

Questa poi! Una befana inglese vestita in modo ridicolo viene considerata, solo nel momento in cui stronca uno stilista italiano, autorevole e pericolosa. Il Giornale, questo giornale, reagisce con le pagine che leggete e quelle di ieri, con il risultato di accrescere il potere della signora ridicola, e creare una tensione utile forse alla moda, soprattutto se a essere colpito è un simbolo dell’Italia positiva come Armani. D’altra parte lo schema è sempre lo stesso. Quando nel 2001 la ministra della Cultura francese Tasca annunciò che non avrebbe stretto la mano a Berlusconi in occasione del Salone del libro di Parigi dove l’Italia era ospite d’onore, io andai in rappresentanza del governo, la Tasca mi strinse la mano, ma subito dopo una pattuglia di no global, al seguito del ministro, ci aggredì con urla e striscioni contro il nuovo fascismo in Italia. Il risultato è che in quell’occasione, e solo in quella, i visitatori aumentarono del trenta per cento. Siamo alle solite.
Anche in questo caso, come in quello dell’editoria, la moda paga il pregiudizio contro Berlusconi. E infatti il giudizio negativo sulla «collezione per veline», sugli abiti piccanti e sexy è determinato dalle storie di questi mesi sulla vita privata del premier. Tutto si riconduce a lui. «La colpa è di Berlusconi». Naturalmente si mette subito in scia Gad Lerner che sembra rimproverare alle donne belle e seducenti di essere tali e di vestirsi di conseguenza. Dispiace ricordarlo, ma Sofia Loren è coetanea di Berlusconi e non deve a lui le scelte del suo abbigliamento, così come decine di bellezze che abbiamo visto provocanti nei film di Samperi e di Tinto Brass. Colpevole Berlusconi anche per la Antonelli, per la Fenech, per Serena Grandi, per Deborah Caprioglio, per Claudia Koll prima della conversione, per Valeria Marini? Quelle che si chiamano oggi «veline», c’erano anche ieri e sono le donne come l’uomo le vuole, molto diverse dalla befana inglese che ha stroncato Armani. Sono le donne raccontate da Vitaliano Brancati e da Alberto Moravia. Brancati di una donna seduttrice parlava come della «dominante» ed era una definizione molto precisa. Chi ricorda i personaggi della Dolce vita, da Anita Ekberg ad Anna Salvatore, ha in mente donne dalle forme morbide ed esibite, in abiti succinti, con seni semiscoperti e lunghe gambe.
Quelle donne sono femmine, e, in quanto tali, sono superiori all’uomo, lo portano dove vogliono, lo seducono, lo dominano, appunto. Le femministe hanno cercato l’uguaglianza, le femmine sono naturalmente superiori. Il movimento femminista ha cercato di riscattare, rendendole come l’uomo, le donne meno belle, meno seducenti, più sgraziate. E le altre? Devono mortificarsi? Per non piacere a Berlusconi devono indossare il burqa, imbruttirsi? La donna ha il diritto di essere bella e per «servire» la sua bellezza si sono impegnati uomini straordinari. Cavalli spogliava le donne perché piacessero a me e agli uomini come me, anche durante i governi Andreotti, Ciampi, Prodi, D’Alema. Perché il suo obiettivo era esaltare la bellezza e le forme femminili. Arriverà il giorno in cui una critica befana lamenterà che non ci sono sfilate di racchie e neanche di vecchie perché la bellezza e la giovinezza sono un insulto a chi non è bello e a chi non è giovane. Ma dovremmo pentirci di essere attratti dalle donne belle? E dovremmo rinunciare a desiderarle e a sedurle? Di questo passo se essere sexy è una colpa dovremo riconoscere che l’unica forma di rispetto per le donne è quella dei musulmani che le coprono tutte, belle e brutte. Così finalmente si fa giustizia di questo antidemocratico prevalere delle donne belle su quelle brutte. E insieme all’uguaglianza sociale si realizzerà anche quella estetica. Alla faccia di Berlusconi.