Politica

E "l'Espresso" s'inventa la disfatta

Ma che tipi i colleghi de «l’Espresso». Nella loro supponenza di giornalisti «democratici» e prendendo per oro colato l’incommensurabile fregnacciume sfornato quotidianamente dai confratelli di «Repubblica», non sono stati lì a perder tempo e hanno confezionato - per l’edizione in edicola - un servizio sul G8 di fantasia. Tanto, chi meglio di loro, i repubblicones e gli espressones, poteva prefigurare come sarebbe andato, per filo e per segno, il vertice dell’Aquila? Detengono la titolarità della completezza, libertà e indipendenza dell’informazione; il primato del «giornalismo d’inchiesta» e di denuncia, la militanza ideologica «giusta»; si ritengono i primi della classe, i più bravi e i più furbi: ce n’è più del necessario. E allora, dato che Silvio Berlusconi non risponde alle domande postegli da «Repubblica», rifiuto che lo pone fuori dal contesto civile e politico internazionale, il G8 da lui presieduto non poteva che ridursi a catastrofe: non solo male organizzato e malissimo attrezzato, ma anche umiliato dalla presenza imbarazzante di Papi, cosa che ha indotto i Grandi della Terra a frettolosamente concluderlo con un nulla di fatto. Sempre per la completezza dell’informazione, i colleghi de «l’Espresso» hanno voluto riferire ai lettori che nei giorni del summit lo sciame sismico, ostile anch’esso a Berlusconi, aveva messo il turbo, sgomentando le delegazioni. «Il Cavaliere nel bunker» è il titolo dello scoop dadaista di Marco Damilano. Ed eccone uno stralcio: «Il G8 doveva essere il suo palcoscenico mondiale. La sua definitiva consacrazione internazionale. Il Berlusca fra i Grandi della Terra (...) E invece la tre giorni si è trasformata in un incubo. Le manifestazioni dei no global in tutta Italia, che hanno risvegliato il movimento protagonista del G8 di Genova del 2001. La terra che non ha mai smesso di tremare dalle parti dell’Aquila. In mezzo, il premier furioso. Con il sorriso eclissato e due affossamenti spuntati sotto gli occhi, in mezzo alle guance, spia di una tensione che non si può contenere. (...) Berlusconi acciaccato e declinante. Assediato, come la cittadella di Coppito, dentro e fuori. Circondato da avversari interni e esterni. Quelli che come in un romanzo di Saramago si sono preparati per settimane al G8 come all’Apocalisse finale, il crollo del berlusconismo in mezzo a terremoti, manifestazioni e foto porno». Cosa dire di questo ciarpame giornalistico senza pudore? Se non: ti sarebbe piaciuto, eh?, pallonaro, pataccaro, ballista d’un Damilano. Leggi meno Saramago e muovi più le chiappe, andando sul posto, vedendo e sentendo coi tuoi occhi e con le tue orecchie, come deve fare un giornalista, soprattutto se democratico, libero e indipendente anche se a busta paga dell’ingegner De Benedetti.

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