E Lucarelli chiese agli agenti: «Perché caricate i miei ultrà?»

E Lucarelli chiese agli agenti: «Perché caricate i miei ultrà?»

da Roma

Striscioni nazi-fascisti, svastiche e croci celtiche in curva sud, un agguato ai tifosi del Livorno con sequestro di sei molotov sventato da parte delle forze dell’ordine, lancio di sassi verso la polizia con tre arresti di tifosi giallorossi. Ma anche una carica dei celerini, nel corso del primo tempo, nella curva dei supporter del Livorno. Con il fermo di un tifoso amaranto che aveva lanciato una bottiglietta verso alcuni «colleghi» romanisti. Quest’episodio avrebbe toccato l’attaccante dei toscani Cristiano Lucarelli, molto legato alla tifoseria labronica. Che, come evidenziato da alcune immagini tv, avrebbe chiesto informazioni sull’accaduto a un funzionario di pubblica sicurezza dell’Olimpico.
Lucarelli avrebbe infatti notato dal campo quanto avveniva nel settore attiguo alla curva Nord, dove vengono in genere sistemati i tifosi ospiti nelle partite casalinghe della Roma. «Che cosa è successo? Perché caricate gli ultrà livornesi?», sarebbe stata la domanda del giocatore al rappresentante delle forze dell’ordine mentre stava per imboccare il tunnel che porta agli spogliatoi. Dietro di lui il compagno di squadra David Balleri e il massaggiatore della Roma, Giorgio Rossi. Dopo le spiegazioni date dal funzionario, il giocatore avrebbe minacciato, secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica, che il Livorno non sarebbe tornato in campo se non fosse stato liberato il tifoso fermato. La notizia del fermo, sempre secondo La Repubblica, sarebbe stata comunicata da uno degli ultras tramite sms proprio a Balleri, che ha seguito il match dalla panchina. Ma nel Livorno vige una regola ferrea, imposta dalla società (che ieri non ha voluto fare commenti) e soprattutto dal tecnico Donadoni: niente telefonini accesi in panchina e nemmeno sul pullman che conduce i giocatori allo stadio prima di ogni partita. Dalla Federcalcio fanno sapere che non ci sarà alcuna inchiesta sull’accaduto, così come non viene confermata l’ipotesi di un’audizione di Lucarelli. Che non rischia multe o squalifiche di alcun tipo.
«Io in questo momento sto cercando di viaggiare a fari spenti», avrebbe confidato agli amici l’attaccante, uno degli sportivi che meglio rappresenta la «livornesità», e infastidito dalle notizie uscite. In passato andò sotto la sua curva ed esibì la maglietta con la faccia del Che e l’anno scorso, tra mille polemiche, pagò di tasca propria i pullman per far rientrare circa 200 tifosi labronici «trattenuti» a Roma dalla polizia dopo un burrascoso Lazio-Livorno. Oggi Lucarelli sta evitando gesti, atteggiamenti ed esposizioni di ogni tipo, forse anche alla luce della recente doppia squalifica toccata a Di Canio, altro calciatore legato in modo viscerale alla propria curva. Lucarelli vuole solo portare Livorno il più in alto possibile a suon di gol. Cosa che gli sta riuscendo molto bene.