E se il regime iraniano avesse altre strutture nascoste?

L’Iran è determinato oltre la nostra povera immaginazione occidentale a ottenere la bomba atomica, e il suo bisogno esistenziale di potere legato all’idea di un compito egemonico irrinunciabile, ha dato una enorme, inevitabile evidenza di sé nei giorni scorsi: la scoperta della nuova struttura di arricchimento nucleare, che Obama voglia o no ammetterlo, lo ha portato almeno un cambiamento verbale di linea; la Russia, che è pesante, si è spostata; la Cina, mentre Sarkozy e Brown denunciavano le violazioni di Teheran, non ha potuto mantenere la sua orientale indifferenza.
«La nuova struttura, con l’aiuto di Dio, comincerà a funzionare molto presto»: se non avevamo capito bene, la cocciuta determinazione iraniana dopo che Obama, Sarkozy e Brown avvertivano Teheran che adesso «è l’Iran che deve dare risposte» come ha detto il presidente degli Usa, ce l’ha di nuovo spiegata ieri Muhammad Muhammadi Golpayegani il consigliere del leader spirituale dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei. Sarà un impianto, e ce lo avevano dapprima detto i Mujaidin al Qalk, un importante gruppo di opposizione e poi il regime l’aveva dovuto confermare all’Aiea, situato nella santa città di Qom, a sudest di Teheran.
Anche se i servizi occidentali ne avevano forse individuato le tracce, le cautele dell’Aiea che hanno sempre coperto di veli tutta la storia del nucleare iraniano, ancora una volta non sono state d’aiuto. Anche la prima indagine sul nucleare iraniano cominciò con la scoperta di due impianti a Natanz e a Arak, e anche allora era stato un gruppo di dissidenti fuoriusciti a mettere in allarme il mondo.
L’Iran ha inventato vari nascondigli del suo programma per 18 anni. Adesso una domanda prima di ogni altra non deve darci tregua: l’Iran può muovere avanti il programma anche più rapidamente dell’anno che i servizi di tutto il mondo e anche l’Aiea gli assegna prima della bomba? Ovvero ha altre strutture di arricchimento attive nascosto altrove? Perché questo significherebbe che si può incrementare l’arricchimento di uranio già arricchito nelle strutture palesi portandolo in segreto vicino al 90 per cento richiesto per la bomba.
Dopo la nuova scoperta e alla nuova concordia internazionale, il primo ottobre, alla trattativa che si apre con l’Occidente, l’Iran potrebbe cedere? La nostra risposta è che non sembra realistico. Quali che siano le mosse tattiche di Ahmadinejad, egli considera non un rischio morale e fisico ma un onore essere contrapposto all’intero Occidente nel perseguire un fine che considera indispensabile alle sorti del mondo, la dominazione islamica.
Il regime iraniano ha continuato sotto gli occhi del mondo a finanziare guerre terroriste come quelle di Hamas e degli Hezbollah, ad ammassare missili e a fornirne ai suoi amici, a sbandierare la distruzione di Israele e la negazione dell’Olocausto mentre il mondo gli chiedeva di smetterla; e intanto, costruiva la bomba atomica. Per questo vive l’Iran degli ayatollah, e non cederà. Tuttavia, è ormai un regime indebolito, che perseguita il suo stesso popolo in rivolta. Su questo, e anche considerando la vulnerabilità del frazionamento etnico, è possibile agire.
Inoltre, anche se l’élite considera il sacrificio un necessario complemento della gloria dell’Islam sul mondo, il regime teme la propria riduzione all’impotenza, e sa che un’area di grande vulnerabilità è la sfera economica. L’Iran guadagna soprattutto dalla vendita di petrolio grezzo e gas naturale e manca di tutti i prodotti raffinati derivanti dal petrolio, come la benzina. Inoltre manca di servizi finanziari per cui può risentire molto del blocco dell’attività finanziaria esterna. La gente desidera ormai la fine del regime, è molto difficile al momento che dopo le torture e le persecuzioni politiche del dopo elezione il «popolo farsi» di antica memoria si aggreghi tutto intorno al regime contro il nemico, come hanno spesso minacciato gli analisti.
Infine, mentre l’Iran fa continue parate e si pavoneggia moltissimo delle sue armi, di fatto un arsenale impressionante per un Paese in via di sviluppo, pure il loro ammodernamento è in gran parte legato alla benevolenza della Russia, che in questo periodo potrebbe svolgere un ruolo molto importante stabilendo, finalmente, che l’Iran è pericolosa anche per lei.
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