E la stampa di sinistra lo arruola post mortem

Dire che la sinistra abbia reclutato Mike Bongiorno forse è un po’ forzato. E però... Però Liberazione, il quotidiano di Rifondazione comunista, affida il ricordo del patriarca della tv italiana a Paolo Virzì e può titolare l’intervista al regista livornese «Mike? Un vero signore, un vecchio antifascista». E riassume il fotoracconto della sua vita nel titolo «Dalla prigionia nei campi nazisti all’ascesa televisiva».
Però il Manifesto sotto la foto della prima pagina racconta «Se ne va il profeta della tv commerciale, motore del berlusconismo dei ruggenti anni ’80, espulso da un sistema televisivo che ora mostra il volto duro del regime». E la prima pagina dell’Unità dice «Se ne va il Signor Mike, padre televisivo di un’Italia scomparsa». E il direttore del quotidiano del Pd lato Ds, Concita De Gregorio, dedica a Mike anche buona parta del suo editoriale e scrive fra l’altro: «Berlusconi dice che ha perso un grande amico e tutti ricordano Mike che dice proprio a Fiorello “Silvio lo cerco da mesi ma non mi risponde”. Mentire sui morti è proprio il fondo, anche umanamente». E sempre l’Unità in un sommario dell’articolo principale su Bongiorno sottolinea, ricordandone il recente divorzio da Mediaset, «Ha sfidato Berlusconi, l’uomo a cui aveva tirato la volata in politica». E la Repubblica? In prima pagina titola «Addio Mike, il signore della tv» e all’interno «Dalla Resistenza a Canale 5 attraversando il Belpaese» e «Mike, politico di tutti e di nessuno, con Silvio dall’amore al tradimento».
Insomma, un tempo antifascista (be’, era cittadino americano residente nell’Italia di Mussolini in guerra con gli Stati Uniti), partigiano (certo, a vent’anni il coraggio a volte sconfina con la voglia d’avventura) e internato dai nazisti (anche i tedeschi facevano prigionieri). Ma soprattutto adesso fuori da Mediaset, non più nel cuore di Berlusconi, diciamo scaricato dal lacrimoso coccodrillo Berlusconi. Ecco, «espulso dal regime». E quindi...