E Topolino si mangia l’Uomo Ragno

Sulla pellaccia dei supereroi. Che volete: il mercato lo si fa anche così. Perlomeno adesso sappiamo quanto vale, in dollari sonanti, l’Uomo Ragno: la bellezza di quattro miliardi. A questa cifra ammonta la «taglia» che la Disney ha pagato alla Marvel Comics per garantirsi l’acquisizione (e, of course, lo sfruttamento dell’immagine) del supereroe e di altri cinquemila eroi più o meno par suo che la Marvel aveva in catalogo, tra cui possiamo annoverare Capitan America, Hulk, i Fantastici Quattro, Iron Man e gli X-Men.
La battuta è scontata - «il Topolino ha mangiato l’Uomo Ragno» - ma voci dalla Disney ci assicurano che entrambe le (ex) fazioni fumettare sono piuttosto felici di questa operazione. Gli azionisti Marvel riceveranno un totale cash di 30 dollari per azione, più lo 0,745 delle azioni Disney per ogni azione Marvel posseduta. Tutto a fronte di un guadagno già consolidato - essendo nel frattempo le loro azioni schizzate alle stelle - di qualche punto percentuale a due cifre.
«Le enormi infrastrutture globali della Disney e la sua incredibile organizzazione interna - ha detto Ike Perlmutter, CEO della Marvel - permetteranno ai nostri personaggi di crescere ancora di più, a tutte le latitudini». «L’incredibile immaginario collettivo creato dalla Marvel - gli ha fatto da contraltare melenso Robert A. Iger, CEO della Walt Disney Company - valorizzerà ancora di più la flessibilità commerciale della Disney». Che già porta a casa, ogni anno, guadagni che si aggirano sui 38 miliardi di dollari. Sembra un idillio per entrambe le aziende coinvolte: come se i supereroi non avessero simpatie e antipatie gli uni verso gli altri, e potessero convivere tutti pacificamente sotto lo stesso tetto. Ma sarà poi così? Andiamo a vedere.
Le due società hanno una storia e soprattutto dei contenuti quantomeno dissimili. Fondata nel 1923, la Disney ha dato vita negli anni a personaggi come Topolino, Pippo, Zio Paperone, e soprattutto Paperino, che il giugno scorso ha compiuto 75 anni di onoratissima e ridente carriera, forse la più trasversale di tutte nel mondo dei cartoons: «Paperino è sfortunato ma anche generoso. È collerico ma è capace di grandi atti di pietà. A volte è gretto e conservatore ma riesce ad avere interessanti intuizioni sulla vita. In Paperino c’è tutto. Rimane un grande eroe moderno: colora la nostra vita, aiuta la nostra immaginazione»: così commentava il filosofo Giulio Giorello, appassionatissimo di fumetti, quando l’abbiamo intervistato per il compleanno del «papero dei paperi».
La Marvel, invece, nacque nel 1939 a New York, quando l’editore Frank Torpey diede alle stampe una pubblicazione a fumetti dal nome già troppo lungo, Motion Picture Funnies Weekly. In essa, appariva un supereroe piuttosto scostante, Submariner, principe di Atlantide (in costume e con le orecchie a punta) e decisamente non troppo amico del mondo lassù in superficie (il nostro). A lui si aggiunsero poco dopo nella produzione Marvel anche Torcia Umana, un androide pure lui in costume, Ka Zar, sedicente protettore dell’Isola Selvaggia e marito di Shanna la diavolessa, Hulk, con i suoi istinti primordiali pronti a esplodere incontrollati, e, insieme a molti altri, anche l’Uomo Ragno, un tipo oscuro, mai un sorriso né una tenerezza, agile e sovrumano (o subumano) quanto un aracnide.
Insomma, un immaginario molto lontano da quello della Disney, e creato nei decenni da disegnatori probabilmente molto diversi nell’animo da Carl Barks e soci. D’accordo, ormai il pubblico si è omogeneizzato, ma soprattutto quest’ultimo, questo Uomo Ragno, che fare se un giorno lo incontreremo, incazzoso e spara-ragnatele, per le strade di Paperopoli?
Un’eventualità che Disney e Marvel sembrano non aver preso in considerazione. Per loro quella conclusasi negli ultimi giorni è stata una vantaggiosa operazione di portafogli. È proprio vero: le multinazionali non sanno nulla di superpoteri.

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