Tra una galleria e la linea che va e viene, Matteo Piantedosi ha lavorato in treno in vista della riunione odierna del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica con polizia, intelligence e Ferrovie. Maglioncino blu fuori ordinanza, sta rientrando da Bologna dove venerdì ha presentato il suo libro intervista Dalla parte delle divise scritto con Annalisa Chirico. L'agenda del ministro dell'Interno scotta. E al Giornale racconta come fronteggia le emergenze del momento.
Ministro Piantedosi, la nuova emergenza sono gli attacchi anarchici alla circolazione ferroviaria tra sabotaggi e attentati incendiari. Il ministro Salvini promette che gli autori saranno stanati. Quando ci saranno i primi arresti?
"Le attività di prevenzione e presidio del territorio vanno di pari passo con quelle di indagine per scovare i colpevoli. Gli specialisti dell'antiterrorismo sono al lavoro e confido che quanto prima ci saranno i primi risultati. E pensare che qualcuno aveva espresso dei dubbi quando ho segnalato, anche in Parlamento, un vero e proprio salto di qualità nelle azioni di anarchici e antagonisti".
Sul fronte dell'immigrazione, gli ultimi fatti indicano che in Italia c'è una fascia alta della pubblica amministrazione, composta da magistrati e medici, che cerca in tutti i modi di ostacolare i rimpatri dei clandestini pericolosi, a costo di liberare criminali e stupratori. La percepisce come una forma di opposizione strisciante?
"La maggior parte dei magistrati e dei medici fanno il proprio lavoro con serietà e rispetto delle regole. Ma indubbiamente c'è in Italia una ideologia immigrazionista che si spinge fino a favorire la condizione di irregolarità ed impedire persino i rimpatri di soggetti con gravi precedenti penali. Si tratta di un movimento di nicchia, minoritario, ma che, ahimè, diventa grave quando tocca anche chi svolge funzioni pubbliche di grande responsabilità. Diventa ancora più grave se l'obiettivo è anche quello di contrastare le politiche di rigore del nostro governo, perché in tal modo si viene meno ai propri doveri e si antepone un malinteso senso della battaglia politica agli interessi concreti del Paese".
Cosa direbbe a chi fa di tutto per liberare i clandestini?
"Chi ha favorito la liberazione di un irregolare considerato pericoloso porta su di sé una corresponsabilità etica dei reati che poi dovessero essere commessi dal soggetto in questione. A Milano un criminale è stato liberato da un centro per i rimpatri grazie a un certificato che attestava un problema urologico: una indisposizione che, una volta a piede libero, non gli ha impedito di stuprare e uccidere una povera ragazza".
L'Italia ha appena visto riconoscere in Europa la linea Meloni-Piantedosi sulla lista dei Paesi sicuri dove operare i respingimenti. La via è libera per procedere sui rimpatri dei soggetti pericolosi o c'è da aspettarsi altre trappole?
"Abbiamo raddoppiato i rimpatri rispetto a chi ci ha preceduto e stiamo riducendo progressivamente gli sbarchi e gli ingressi irregolari. Gli elettori ci hanno scelto per fronteggiare l'immigrazione illegale e lo stiamo facendo nonostante gli ostacoli. L'Unione europea ha sposato la nostra linea della fermezza sul fronte del contrasto agli irregolari. Ci sono i presupposti per fare di più. La strada da percorrere è ancora lunga ma vediamo i risultati del nostro lavoro e siamo determinati ad andare avanti".
La minaccia anarchica. Da sinistra arriva una nuova narrazione: Viminale e polizia conoscono gli anarchici violenti uno ad uno ma non vogliono intervenire per poter calare provvedimenti straordinari sull'ordine pubblico. Al di là del clima di controinformazione da anni '70, cosa c'è di vero in queste ricostruzioni?
"È una illazione che si commenta da sé. Se rappresentata con convinzione, è la riprova della pochezza di chi la sostiene e non merita particolari risposte. Più in generale, è un'offesa all'onestà intellettuale non del ministro o del governo di turno, ma della professionalità e dell'impegno di migliaia di appartenenti alle forze dell'ordine che dedicano il loro lavoro a combattere comportamenti violenti e rischiosi per la cittadinanza. Credo che sia uno dei tanti escamotage per assolvere i delinquenti da parte di chi ha difficoltà a prenderne le distanze".
La violenza antagonista si è ormai saldata con l'islamismo estremista nel nome di Hannoun e dell'imam di Torino. Esistono altri focolai pericolosi per la sicurezza nazionale?
"La saldatura tra queste due forme di illegalità e di violenza si fonda già adesso sull'unico obiettivo di contrapporsi ai valori consolidati della nostra società. Questo obiettivo si proietta anche su altri versanti, più in generale su ogni forma di modernizzazione del Paese. Gli ambienti dai cui provengono i gruppi che agiscono sono quasi sempre gli stessi. Vanno contrastati con fermezza. L'indulgenza di qualcuno che tende a giustificarli, se non ad assolverli, è spesso ammantata da un pericoloso pregiudizio ideologico".
Un'altra vulgata popolare di cui le chiedo un riscontro. Più o meno suona così: l'Italia ha le forze dell'ordine più disarmate d'Europa visto che le regole d'ingaggio sarebbero pressappoco quelle di contenere gli assalti dei dimostranti di fatto senza reagire. Il video dell'agente pestato a Torino ha alimentato il senso di questa interpretazione.
"Le forze di polizia in Italia hanno un approccio estremamente professionale ed equilibrato. Sono le migliori al mondo ed hanno qualità che vanno rivendicate con orgoglio. Non cedono mai alla tentazione di mettersi sullo stesso piano dei delinquenti che devono fronteggiare. I risultati complessivi in termini di contenimento delle conseguenze sono apprezzati da tutti. Da noi non si registrano più danni e feriti di quanto succede in altri Paesi occidentali. Da più parti si lamentano pochi arresti nell'immediatezza ma, nella quasi totalità dei casi, chi commette violenze o reati gravi, anche se non è possibile fermarlo subito, viene individuato e assicurato alla giustizia nel giro di poco tempo. I bilanci degli arresti all'esito delle manifestazioni con incidenti non vanno mai fatti il giorno dopo, ma a distanza di qualche settimana".
La Francia è sconvolta dall'uccisione in piazza di un giovane militante di destra assassinato dagli "antifascisti". Lei teme in Italia un'escalation della violenza politica dopo continui assalti a sedi e gazebo dei partiti di governo?
"Quanto accaduto in Francia è un fatto gravissimo che ci riguarda tutti, al di là delle appartenenze politiche. Quando un giovane viene ucciso in una piazza per le sue idee, è la democrazia stessa a essere colpita. La violenza politica non è una forma di dissenso: è un crimine. In Italia non sottovalutiamo alcun segnale. Gli assalti a sedi di partito, ai gazebo, a momenti di confronto pubblico sono episodi che seguiamo con la massima attenzione. Detto questo, non dobbiamo però cadere nella retorica dell'emergenza permanente. Il nostro Paese ha anticorpi democratici solidi e forze dell'ordine preparate, che intervengono ogni volta che si supera il confine della legalità. Chi pensa di intimidire o alzare il livello dello scontro troverà una risposta ferma, nel rispetto della legge".
I femminicidi sono una piaga dolorosa, le donne e le ragazze si sentono minacciate non solo dalla criminalità nei grandi centri ma anche all'interno delle famiglie o nei rapporti interpersonali. Cosa può fare il governo per invertire il fenomeno?
"Il fenomeno dei femminicidi è un problema molto complesso, spesso riconducibile a derive culturali e comportamentali tese ad una concezione proprietaria della donna da parte di uomini privi di maturità affettiva. La società sta sviluppando una sempre maggiore sensibilità su questo tema. Le istituzioni sono mobilitate al massimo livello, dalla scuola alle forze di polizia, e il nostro governo ha introdotto strumenti normativi molto più efficaci. Voglio pensare che anche per questo, nel 2025, abbiamo registrato un calo del 18% dei femminicidi, un dato significativo che ovviamente non appaga e non conforta perché anche un solo caso di violenza rappresenta una sconfitta per la società. Abbiamo degli anticorpi più forti rispetto al passato ma la malattia persiste ed è ancora lunga la strada per eradicarla".
I dati forniti dal Viminale registrano un calo dei reati negli ultimi anni. Si sente di affermare che l'Italia è più sicura?
"Meno reati, meno sbarchi, meno omicidi e femminicidi. Un maggior numero di assunzioni tra le forze di polizia e di operazioni anticrimine. Abbiamo fatto migliaia di arresti tra le file della criminalità, alcuni di grande importanza. Abbiamo aumentato la presenza di divise sul territorio. Le statistiche testimonierebbero che l'Italia è uno dei Paesi più sicuri al mondo, anche tra i Paesi occidentali. Ovviamente abbiamo ancora molto da lavorare ma di certo non accettiamo lezioni da chi in passato ha fatto molto peggio di noi o da chi propone ricette completamente sbagliate: dall'immigrazione irregolare all'indulgenza nei confronti dei violenti di piazza, dalla liberalizzazione della droga al sostegno morale alle occupazioni abusive. Per non parlare dell'insanabile, sostanziale pregiudizio nei confronti delle forze dell'ordine. Con alcuni altri al governo andrebbe tutto molto peggio".
Lei, ministro, è molto vicino alla Lega e al segretario Salvini. Da esterno di lusso, che idea si è fatta del caso Vannacci?
"La storia della politica italiana insegna che chi tradisce la fiducia accordatagli, chi abbandona senza motivi plausibili la compagine che lo ha accolto, è destinato prima o poi ad uscire di scena. Come nel calcio, nessuno può pensare di diventare grande da solo, a prescindere dalla squadra in cui gioca. Nonostante quello che si pensa, la disciplina e l'onore sono valori ancora apprezzati anche in politica".
Immagino che abbia una posizione netta sulla separazione delle carriere dei magistrati. Il suo ruolo istituzionale le consentirà di scendere in campo per il referendum?
"La mia posizione è netta perché ispirata dalla lettura dell'articolo 111 della Costituzione: Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La separazione delle carriere rappresenta una riforma autenticamente democratica e liberale che rafforza diritti e tutele del cittadino in chiave più moderna. Quanto alla eventualità di una mia più o meno diretta partecipazione al dibattito sul referendum, credo che sia diritto di tutti potere esprimersi liberamente, nel rispetto di chi la pensa in maniera diversa".
Le elezioni politiche del 2027 sono
praticamente dietro l'angolo. La rivedremo nella veste di un prefetto della Repubblica prestato alla politica o sta facendo un pensierino su una discesa in campo?"Quando finirà la legislatura tornerò a fare il prefetto".