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Ecco dove sta andando la sinistra in Liguria

di Claudio Papini

Andare alla ricerca della Sinistra, caro Direttore, soprattutto a Genova e in Liguria è oggi un compito, forse non del tutto gradevole, ma necessario per intendere gli snodi della realtà (e della rappresentazione di essa) che comunque ci riguarda dato che intendiamo dare una svolta all'orizzonte genovese (città e provincia) e abbiamo, da poco, mancato quella regionale. Osserviamo, giorno dopo giorno, l'estrema consumazione dell'ideologia, il suo sbocconcellamento progressivo ma anche il suo riassestarsi come configurazione di potere (e, purtroppo, non di podere!) che insiste nelle complicità più diverse, negli spettacoli più intriganti. Non c'è dubbio che il teatrino del Modena (a San Pier d'Arena) ha offerto qualcosa d'interessante a fronte dei reiterati gesti quotidiani della base (proletaria?) e della dimensione «piccolo e medio borghese» di Sinistra che ha impegnato il livello (di governo) del Comune e della Provincia. È quella del dottor Riccardo Garrone la fase solitaria del «moderato dispotismo illuminato» (dai fuochi artificiali della festa sampdoriana) ossequiata da un discreto numero di amici e di cortigiani e di politici (o sedicenti tali) pronti a saltare su quel carro, nell'ipotesi che esso decida di mettersi in moto. Questo non vuol dire che talune persone manchino delle competenze necessarie o che non siano in grado di operare bene per la comunità. Fatte le debite distinzioni c'è dell'oro che è autentico e dell'altro che luccica soltanto (similoro o tombacco). Non c'è dubbio tuttavia che se una delle dieci famiglie più importanti della città ha deciso di agire in una certa maniera, il fatto di per sé indica una manifesta presa di autonomia rispetto al declino e al grigiore che il governo di Sinistra ha procurato, forse suo malgrado, alla città stessa. È palese che a differenza del compianto Paolo Mantovani il dott. Garrone non si limiti ai successi del football ma desideri acquisire degli spazi di influenza che vadano ben oltre le ristrette cerchia che da sempre lo accompagnano. Sono sufficienti le conferenze, le interviste e la manifestazione al Modena? Per lo spettacolo certamente sì, per la sostanza orientata a delineare un'effettiva svolta a Genova, proprio no.
In tanti, da parecchio tempo, siano essi di centro, di destra, di sinistra si sono chiesti, alcuni rammaricandosi altri felicitandosi come mai l'elettorato che nomina i «gestori» delle amministrazioni locali abbia tale rilevante stabilità nelle indicazioni politiche di fondo. È la forza d'inerzia dei decenni che si è costituita in un vero e proprio incancrenimento. E tale stato patologico così diffuso pesa nella sua conformazione mentale (una sorta di curiosa arteriosclerosi) anche come formidabile remora di popolo nei confronti delle ambizioni dello stesso Riccardo Garrone che, non è così spregiudicato dal giocare politicamente su troppi tavoli né ha l'animo di chi sa improvvisarsi demagogo; nello stesso tempo però il suo «illuminismo» lo colloca in una dimensione marginale rispetto alla media (non solo culturale) dell'elettorato della Sinistra. È un problema che ha, a suo modo, anche Luca Cordero di Montezemolo. In tal modo le loro finiscono con l'essere mere sollecitazioni ai politici e a quelle realtà intellettuali e manageriali che sentono il bisogno di un punto di riferimento (attirati dalla prospettive di servire il Principe o, nel caso di Luca Cordero, il marchese). È questo un demimonde talora anche di facili costumi (politici) interessato ad orientarsi laddove, come si è detto, le prospettive si dischiudono (purtroppo non sempre scintillanti come le immaginano i desiderosi). Laddove però la mancanza di sviluppo e la linea di galleggiamento è sempre rimasta allo stesso livello, purtroppo occorre che una vera e propria alluvione spazzi in lungo e in largo le stalle di Augìa. Le posizioni moderate - laddove si formano delle vere e proprie «federazioni di clientele» che risultano inaffondabili - non hanno più voce effettiva in capitolo ma, volontariamente o involontariamente, illustrano una posizione collaterale agli accorti e fortunati manovratori degli scambi. Fanno da spalla e lasciano intravedere la possibilità che siano superflue. Se la Genova che politicamente conta ha snobbato il teatrino del Modena, non dev'essere sicuramente dovuto all'ignoranza circa la presenza dell'interesse del trattenimento. È che scampato il pericolo di «perdere» la Regione ha tirato un sospiro di sollievo e si preoccupa di consolidare ulteriormente le posizioni ribadendo il preconfezionamento della Liguria e di Genova come un mondo a parte vincolato ad un'ideologia in disfacimento. Come la celebre Nilla Pizzi nell'immediato dopoguerra cantava «Son qui avvinta come l'edera...» così il dott. Garrone, pur brillando di luce propria, è vincolato ad una realtà che non può trasformare ormai, anche qualora lo volesse. È troppo tardi anche per lui.

Forse è giusto così per le grandi famiglie genovesi e per l'Associazione degli Industriali che sono rimasti prigionieri di giochi politici che ritenevano (e lo sono stati un tempo) sostanzialmente favorevoli ma adesso vengono avvertiti come ristretti.

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