Ecco i «compagni di viaggio» di Cocteau

Ecco i «compagni di viaggio» di Cocteau

Silvia Castello

«Qu’est ce que le Surréalisme?». Andrè Breton pubblica a Parigi nel 1924 il primo manifesto del Surrealismo, definito ufficialmente come «un automatismo psichico puro con il quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente che in ogni altro modo, il funzionamento reale del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale».
È un movimento letterario e artistico dell’età delle Avanguardie che si schiera a favore di un diverso ordine della realtà - come il détournement di senso del poeta Lautréamont - con una totale libertà d’espressione usando le coordinate teoriche delle innovative ricerche psicoanalitiche e del metodo delle «associazioni libere» di Freud. Il Surrealismo àncora la propria espressività a L’interpretazione dei sogni (1900,) ma il padre della psicoanalisi rifiutò sempre di considerare la poetica surrealista come una «figlia» legittima della psicoanalisi, distanziandosi con forza dalle opere del gruppo, nonostante i loro pressanti inviti.
La mostra-dossier «Surrealisti italiani attraverso le collezioni della Galleria Nazionale d’Arte Moderna» a cura di Mario Ursino e Marcella Cossu - visibile fino al 12 febbraio 2006 - è stata concepita come una panoramica di artisti italiani - «les compagnons de voyage italiens» li definiva Jean Cocteau - messi a confronto con il grande fenomeno culturale del Surrealismo francese, con un esplicito riferimento agli anni del dopoguerra. Si tratta di una inedita selezione di opere: trenta dipinti e sette sculture, in parte provenienti dalla collezione di Arturo Schwarz, il massimo divulgatore delle idee di Breton in Italia. Tra gli epigoni del genere visionario e fantastico, sfilano Alberto Martini con il dipinto L’occhio e lo spirito umano (1930), per approdare - lungo un itinerario costellato da sensibili salti generazionali che intendono testimoniare le diverse acquisizione di particolari nuclei di opere da parte della galleria romana - a grandi personalità come Corrado Cagli, Bruno Capacci, fino a Guido Biasi, Sergio Dangelo, Enrico Baj, Gianni Dova e Lucio Del Pezzo.


Spicca tra tutti Fabrizio Clerici con il dipinto Minotauro accusa pubblicamente sua madre (1952), che dal clima surrealista giungerà alla Metafisica attraverso un intenso scambio intellettuale con i fratelli Alberto Savinio e Giorgio de Chirico e subendo l’influenza - al suo ritorno a Roma dopo la guerra - degli studi scientifici di Athanasius Kircher, Erhard Schön e delle ricerche ottico-prospettiche del padre Jean-Francois Niceron dell’ordine dei Minimi.
Galleria Nazionale d'Arte Moderna via delle Belle Arti 131. Orario: da martedì a domenica 9,30-19. Info: 06. 32298221.

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