Ecco l'ultima gaffe di Romney: "I poveri non mi preoccupano" Ma se fosse tutto calcolato?

Sabato si vota in Nevada. Il favorito è Romney, vista anche l'alta concentrazione di mormoni. Possibile l'exploit di Ron Paul, che a Las Vegas e dintorni è molto forte

Ecco l'ultima gaffe di Romney: "I poveri non mi preoccupano" Ma se fosse tutto calcolato?

Archiviato il capitolo Florida, le primarie del partito repubblicano guardano già al Nevada, dove si vota sabato. Mitt Romney è lanciatissimo, non solo per i sondaggi, che lo danno favorito, ma anche perché il Silver State è uno degli Stati a maggiore concentrazione di mormoni (il 9%). Eppure, quelle che saranno ricordate come le primarie con più gaffe della storia (memorabili quelle di Rick Perry ed Herman Cain) fanno registrare un altro scivolone. Questa volta il protagonista è proprio Romney. L'ex governatore del Massachusetts ha candidamente ammesso di non essere preoccupato per i poveri. Una frase che ha fatto drizzare i capelli a molti, anche se va contestualizzata per capirne il senso "politico" (le cinque peggiori gaffe di Romney: guarda il video).

La frase incriminata

"Non sono preoccupato per i poveri, loro hanno una rete di protezione, né per i ricchi. Io sono concentrato su come aiutare il ceto medio". E' questa la frase pronunciata da Romney nel bel mezzo dell'intervista in tv. Potrebbe costargli cara. Il candidato moderato, mentre stava rispondendo a una domanda sul suo piano economico, più di una volta ha detto di non essere interessato agli americani molto poveri, ma di rivolgere il suo impegno alla classe media, a suo parere la più colpita dalla recessione. "Sono preoccupato per il cuore dell'America, il 90-95% di cittadini che in questo momento stanno lottando, mentre sono fiducioso sul fatto che buoni pasto, buoni alloggio, i programmi Medicaid e altre forme di assistenza siano in grado di tenere a galla i più poveri". A ben vedere Romney ha fatto e sta facendo di tutto per togliersi di dosso l'etichetta di "clone di Obama", che il giorno stesso della vittoria in Florida Gingrich è tornato a cucirgli addosso. Per questo, accettando il rischio di passare per un politico cinico, che se ne frega dei più poveri, ha voluto rimarcare chi sono i cittadini americani per i quali intende battersi: la classe media. Una scelta strategica, dunque, non solo di comunicazione. Un rischio calcolato.

Molti soldi da spendere

Sino ad ora la campagna elettorale di Romney ha incassato 24,3 milioni di dollari (dal primo ottobre al 31 dicembre 2011). Soldi ai quali vanno aggiunti quelli raccolti dal fondo SuperPac a lui vicino, "Restore our future", che ha chiuso il 2011 con 23,6 milioni in attivo. L'ex governatore del Massachusetts ha incassato dieci volte di più di quanto ha fatto il suo diretto rivale Newt Gingrich, che può contare per la maggior parte su un unico finanziatore, il re dei casinò di Las Vegas Sheldon Adelson. Gingrich, che ha spesso molto e raccolto poco (a parte gli assegni milionari di Adelson), punta a resistere fino a marzo, quando si voterà negli Stati del Sud, in cui spera di fare il pieno di voti (e di soldi) per andare avanti.

Appuntamento in Nevada

In Nevada si torna ai caucus (assemblee di elettori), come nella prima tappa dell'Iowa. Voteranno circa 50mila elettori. Nella corsa del 2008 Romney fece il pieno a Las Vegas e dintorni, ottennendo un sonante 51%. Al secondo posto non arrivò il senatore John McCain, che poi vinse la nomination, ma Ron Paul, che quest'anno ci riprova con ancor più convinzione. Il deputato texano infatti, in uno Stato la cui economia è basata in buona parte sul gioco d'azzardo e sul turismo può fare presa più che altrove. Paul ha già ottenuto anche il sostegno di numerose "lavoratrici del sesso", come quelle di un night-club nei dintorni di Curson City, il Moonlite Bunny Ranch, che hanno anche dato vita a un comitato pro-Paul. Anche Gingrich, però, può dire di giocare quasi in casa, grazie al re dei casinò di Las Vegas che lo appoggia: Sheldon Adelson, che ha già donato al Superpac che sostiene Gingrich cinque milioni di dollari, così come sua moglie Miriam. L'ex speaker, però, ha aperto un ufficio elettorale in Nevada solo da pochi giorni (causa gli scarsi fondi a disposizione), quindi è costretto a giocare di rincorsa. Romney, invece, ha "battuto" in lungo e largo il Nevada anche per sostenere la campagna per l'elezione del governatore Brian Sandoval, e in più otto dei dieci senatori repubblicani dello Stato sono dalla sua parte.

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