«Ecco perché restituirò la tessera del Pd»

«Ecco perché restituirò la tessera del Pd»

Vorrei provare a dire cose impopolari in un momento in cui in Italia sembra che l'unica cosa importante sia essere popolari, a qualunque costo.
Ho preso, per la prima volta nella mia vita, una tessera di partito, quella del Pd, per stima personale nei confronti del Prof. Ignazio Marino.
Sono un medico cattolico. Ma oggi questo sembra essere un ossimoro. Si può essere medici e cattolici? Voglio dire si può esercitare oggi in Italia la professione di medico e credere, allo stesso tempo, che la vita e la morte di ogni singolo uomo sono nelle mani di Dio e non nelle mani di un magistrato un politico, un padre, un partito, un medico, un parlamento, una legge? Sembra che essere contro l'eutanasia significhi essere «fuori moda», antichi, ancora ai tempi della zappa e dell'aratro, quando la terra produceva le ciliegie a maggio e l'uva a settembre.
Ho un'insana abitudine: la sera leggo libri di filosofia. Sarà per questo che credo in Dio, un Dio che governa la vita e la morte degli uomini. Sarà per questo che, in questi difficili venti anni in cui ho fatto il medico, ho sempre invocato l'aiuto di Dio al letto dei miei pazienti, chiedendo di fare delle mie mani uno strumento della sua volontà.
Non ho bisogno di una legge sull'eutanasia per sapere cosa fare dinnanzi ad un uomo che soffre. Credo che Dio lo sappia e spero che agisca attraverso le mie mani. Perché la vita di quell'uomo appartiene a Dio e non ad un padre, un magistrato, un politico.
Si, sto parlando di Eluana Englaro, sto parlando di eutanasia. Di quella «libertà di morire» che una legge dovrebbe alla fine portare nel nostro paese, così arretrato che ancora non la ha, quella «libertà di morire» segno di estremi «civiltà e progresso». Quale «libertà di morire»? Quella di Seneca che sceglie la morte dinnanzi al tiranno o quella di una creatura indifesa, inerme, afasica, incapace di decidere, di scegliere, che viene lasciata a morire di fame e di sete?
La conosciamo, noi medici, la morte. Camminando lungo i corridoi dei nostri reparti la sentiamo camminare accanto a noi, ne sentiamo il passo lieve accanto al nostro passo stanco, siamo certi che, se ci voltassimo all'improvviso, incontreremmo i suoi occhi vuoti fissi nei nostri occhi pieni di troppi ricordi di dolori visti. La conosciamo noi medici la morte, ne conosciamo il respiro sottile, che è un rumore assordante nelle nostre orecchie, ne conosciamo l'odore dolciastro che ci entra in bocca, nei polmoni, ogni giorno, perché ha un odore la morte, un sapore che te lo senti in bocca quando guardi l'orologio al polso per stabilire l'ora della morte di un paziente e lasciarlo infine ai tuoi infermieri che lo preparino per i becchini.
Dice Marguerite Yourcenar, in quel libro magistrale che è l'Opera al nero: «Bisogna amare qualcuno per accorgersi che è scandaloso che una creatura muoia». Non c'è libertà di morire, semmai c'è la libertà di non morire, la libertà di vivere.
Una calda domenica di agosto ho visto un uomo che stava morendo, «dormiva». Ho cercato di svegliarlo per chiedergli se voleva morire, se era proprio contento di morire così, senza un po' d'acqua, senza un po' di cibo. Non si è svegliato, non mi ha potuto rispondere. Ho pensato che forse era meglio lasciargli la libertà di vivere, piuttosto che la libertà di morire. Ho chiesto di dargli dell'acqua, di portarlo in ospedale. Oggi quest'uomo sta meglio e, giustamente, non sa neppure che io esisto. Viveva e vive tuttora in una residenza protetta a Lavagna.
Allora io mi chiedo quanti uomini come lui ci sono in questo momento in Italia? Chi li andrà a vedere? Chi darà loro acqua e cibo? Perché l'eutanasia, prima di essere una legge, non sia una terribile realtà? E se l'etica uscisse dai letti dei politici per entrare nei letti degli ospedali, dove gli uomini soffrono senza potersi difendere?
Se provassimo a dimenticare, per un momento, le giovani ragazze che nei letti dei potenti hanno scelto di stare o non stare e ci ricordassimo di chi, in un letto di ospedale o in una casa di riposo, non per scelta ma per malattia, soffre il male del corpo, il dolore dello spirito, l'abbandono, la solitudine, l'avvicinarsi di una morte non voluta ma temuta?
E se provassimo a fare questo, allora forse la politica potrebbe uscire dai palazzi del potere per tornare tra gli uomini, che magari non sanno neppure bene cosa sia un'escort, ma hanno un padre malato da assistere, pochi soldi per farlo e la fiduciosa speranza che un medico, un infermiere, un operatore lo lavi, lo nutra, lo curi con competenza a pietà.
Se provassimo a ricordare che la politica è etica o non è, come insegna Aristotele, perché uno stato senza etica è uno stato senza libertà e senza diritto di esistere?
Quando il presidente del consiglio Silvio Berlusconi presentò in extremis un decreto per salvare la vita di Eluana Englaro, mentre le vuote parole della politica riempivano i talk-show ed i giornali, Eluana Englaro moriva, di fame e di sete, nel letto di una clinica e nelle nostre coscienze. La sua morte e la morte di tutti gli uomini che sono morti e moriranno nell'abbandono, nel silenzio, nell'indifferenza di chi dovrebbe curarli, ci chiedono ragione del nostro essere vivi oggi, qui, a parlare e parlare di una nuova etica della politica.
Che non può che essere etica della vita.
Ho incontrato tante persone in questi giorni, anche politici e amministratori. Mi hanno detto cose complicate che non ho capito. Poi ho incontrato una signora neppure tanto giovane che ha fatto l'unica cosa semplice da fare. È andata a trovare quest'uomo solo in un letto di una residenza protetta, per vedere se stava bene, se aveva bisogno di qualcosa.
E mi ha presentato il consigliere regionale della Lega per la Liguria. Un uomo ruvido e concreto che mi ha detto una cosa ruvida e concreta: gli uomini non devono morire, non importa se ci sono le elezioni o i congressi, prima di tutto gli uomini non devono morire. Ecco, queste parole semplici io le capisco. Credo che questo sia un modo etico di fare politica.
Allora io mi chiedo: c'è oggi nella sinistra italiana qualcuno che voglia impegnarsi per una politica dove si metta la vita al primo posto, prima degli schieramenti, del gossip, delle liste dei congressi? Quale partito o movimento politico si farà portavoce di questa battaglia civile per la vita?
Io credo di aver compreso in questo poco tempo quale sarà lo schieramento politico con il quale continuerò questa battaglia perché questo nostro paese non abbia una legge che lasci gli italiani liberi di morire, ma tante leggi che aiutino gli italiani a vivere, se possibile anche un po' meglio di come vivono ora. Per questo restituirò la mia tessera al Pd. Per questo continuerò il mio cammino accanto a uomini come Francesco Bruzzone.
*medico, Sestri Levante

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