Ecco perché Rossi è arrabbiato e pensa a un futuro in Rosso

Valentino, l'asino che vola. Il Dottore vince il Gp n° 103 a Misano e tiene aperta la porta Ducati. Agostini: "Lorenzo mi ha promesso: salverò il tuo record"

Ecco perché Rossi è arrabbiato 
e pensa a un futuro in Rosso

Fra i due litiganti, il terzo gode. Apoteosi della banalità, però riveduta e corretta. Perché il terzo non è un rivale bensì un signore che da un pezzo porta bene gli anta; un signore che di vittorie ne ha messe in tasca, una più una meno, 115; un signore di nome Giacomo Agostini. «Mi sa...», ridacchia il grande Ago, «mi sa che Lorenzo corre per me: duellando in questo modo con Valentino sarà l’unico in grado di tenerlo lontano dal mio record... Perché ci tengo a quel record». E rivela: «L’altra mattina Jorge mi ha detto: “Giacomo, solo io posso davvero aiutarti a preservare quel primato...”, e io: “Caro mio, ora va bene così, ma il giorno che Rossi si sarà avvicinato troppo, verrò a chiederti soccorso».
Nell’attesa, Valentino Rossi sale in vetta al podio di Misano, s’avvicina di un altro passetto (103) al primato di vittorie dell’enorme predecessore (123), e indossa le orecchie d’asino per espiare l’errore di Indy. Gli occhi vivi e scintillanti ereditati da mamma Stefania non sono quelli di un somaro e non a nascondere quel che c’è dietro lo sguardo fanciullesco: una mega centrale di calcolo che sta frullando ed elaborando scenari futuri. Si legga, in pista, nei prossimi quattro Gp, e fuori, pensando a futuri contratti. Magari non con la Yamaha. Perché Valentino Dottore, asino e calcolatore, ha vinto sulla pista più vicina a casa, ma più lontana dai propri gusti; ha vinto non con duello bensì per manifesta superiorità; ha vinto umiliando il compagno Lorenzo (2°) e, dopo averlo fatto, ha mandato urbi et orbi messaggi chiari.
Questi messaggi. Valentino ne ha piene la scatole di mettere a punto la Yamaha ogni giorno che il dio motoristico manda in terra, sapendo che i preziosi dati - come da logica - vengono trasferiti sulla moto fotocopia di Lorenzo, compagno e rivale nel mondiale. Valentino è anche infastidito dal rinnovo del contratto concesso all’iberico (un anno solo, 2010, ndr) dopo che Jorge aveva fatto ormai capire di voler emigrare alla Ducati. Prevedibile il motivo del malumore: se la squadra nipponica ha concesso un prolungamento per un solo anno, deve averlo fatto concedendo molto sul piano del trattamento che verrà garantito a Lorenzo la prossima stagione. Intendiamoci: ci sta tutto, perché Rossi, per primo, ha ammesso che di rivali mondiali così talentuosi e agguerriti non ne aveva mai avuti. L’ha detto lo scorso anno, l’ha ripetuto a inizio stagione. E ci sta tutto che a Lorenzo venga fornito materiale di prima qualità. Anche perché a chi vero motoappassionato non è, potrebbe sfuggire un dettaglio: nel moto mondo non è come in F1, per cui spesso, le due squadre che seguono i piloti all’interno dello stesso team, sono in diretta concorrenza.
Il malumore del Dottore è però altrettanto sacrosanto: se Lorenzo ha una Yamaha da urlo è solo merito dell’italiano; se la Yamaha ha sbalzato la Honda dall’olimpo è solo per merito di Rossi. Sono fattori, questi, che nella ipertrofica sensibilità di chi vive a 300 all’ora non vanno sottovalutati: è una legge non scritta che impone gratitudine e cura nei riguardi del campione, tanto più se il campione regala performance di questo livello; tanto più se la gratitudine non deve essere sotto forma di privilegi tecnici, bensì di patti chiari su prima e seconda guida. Punto. Esattamente quanto fatto in passato con i più grandi campioni di moto e non solo. Si pensi a Schumacher che risollevò, come Valentino, una scuderia in crisi da anni, e la riportò ai fasti. Nessuno, in Ferrari, si è mai sognato di turbare la sensibilità del crucco. E così dovrebbe avvenire per Valentino. Anche perché quando ciò accade si rischia di restare con niente in mano. C’è il recente caso dei compagni Alonso ed Hamilton in McLaren, anno 2007 e titolo stravinto dalla squadra inglese che - causa dissidi fra i due ragazzi - finisce alla Rossa e a Raikkonen. C’è il caso più datato Mansell-Piquet anno 1986. Litigi, rivalità esponenziale e titolo ad Alain Prost.
Anche per questo Valentino ieri è tornato sulle voci Ducati, confermando che «per il 2010 resto alla Yamaha, poi dovremo valutare...». E se Vale parla al plurale non è per delirio di onnipotenza, bensì per rispetto della grammatica. Il Dottore non se ne andrebbe solo: si porterebbe via tutti i suoi uomini, una vera e propria carovana di fuoriclasse. Dalla Honda alla Yamaha emigrò con il capo tecnico Burgess (quello dei titoli di Gardner e Doohan) e alcuni meccanici doc. La prossima volta, c’è da scommetterci, oltre a Burgess & C. lo seguiranno molti altri. La Yamaha è avvisata. Anche la Ducati è avvisata. I dati dei computer verranno sostituiti dalle indicazioni del cervellone con le orecchie d’asino.