Ecco perché Santiago non sarà un’altra Haiti

La scossa è stata terribile. La peggiore di tutte. Come questa solo quella del 1960, sempre qui, sempre in Cile, come una maledizione, come un tormento che ritorna. Arrivano le immagini, ti aspetti di vedere un’altra Haiti. Anzi peggio. Per gli esperti il terremoto è stato 600 volte più forte rispetto a quello dei Caraibi, mille volte più potente della bomba atomica che ha raso al suolo Nagasaki. Ma il Cile ferito è riuscito a resistere.
Il Cile non è Haiti e lo ha dimostrato, là era il dramma di un Paese già in ginocchio, fatto di baracche e miseria. Il Cile no, il Cile è uno dei Paesi più sviluppati e ricchi dell’America centro-meridionale. Il modello cileno, fatto di un’economia stabile, capitalista, ha resistito. Le strutture antisismiche, i palazzi, i ponti, hanno fatto la loro parte e salvato milioni di persone dal disastro.
Il distacco dal resto dell’America latina arriva da lontano, e affonda le radici in un’economia solida. Per buona parte degli anni ’90 il Cile ha sperimentato tassi di crescita medi dell’8 per cento. Un fenomeno raro da queste parti. Lo sviluppo è arrivato grazie a riforme economiche iniziate durante la dittatura di Pinochet e sviluppate con la democrazia, che hanno fatto del Cile il Paese dell’America Latina con l’economia e il sistema finanziario più solido. Il rating dei titoli di Stato è il migliore del continente, le esportazioni costituiscono il 40 per cento del Pil, e dopo una crisi nel 1999, la crescita si è attestata su un tasso del 4 per cento all’anno. Negli ultimi cinque anni i flussi di investimenti diretti nel Paese si sono quadruplicati fino a raggiungere i 17 miliardi di dollari nel 2008. La crisi globale non è riuscita a fare i danni che ha creato negli altri Paesi, e il crollo si è fermato a 7 miliardi. Qui le mosse della presidente Bachelet sono state fondamentali. Lei, la prima donna leader in un paese maschilista come quello cileno, ha dimostrato tutta la sua forza. Anche per questo che ora, il prossimo 11 marzo, lascerà il potere a Piñera e se ne va da vincitrice assoluta: 84 per cento di approvazione popolare. Un successo assoluto. La signora che si presentò alle elezioni come «donna, socialista separata e agnostica», ha conquistato il cuore di tutti.
Il modello-Cile si è dimostrato vincente anche durante le ultime elezioni, quando a vincere è stato un candidato di destra, Sebastián Piñera, che ha strappato alla sinistra il governo dopo vent’anni. La svolta è stata una transizione pacifica, democratica ma senza strappi. Lo sapeva anche il candidato che ha poi vinto le elezioni. «La destra di oggi non è quella di Pinochet di allora» ha ripetuto durante la campagna elettorale Piñera. Un messaggio chiaro per i suoi elettori. Un uomo nuovo Piñera, che ha puntato tutto sul volto rassicurante da dare alla destra. L’imprenditore politico che ha studiato ad Harvard, con una famiglia numerosa e potente alle spalle. Suo fratello José è stato ministro del Lavoro sotto Augusto Pinochet. È ricco Piñera, negli anni Settanta ha introdotto in Cile le carte di credito e su questo ha poi fondato la sua fortuna. Lo chiamano «il Berlusconi del Cile», è considerato tra gli uomini più ricchi del suo Paese, la rivista Forbes stima il suo patrimonio a 1,3 miliardi di dollari. Quando ha vinto, Frei, l’altro, ha preso atto della sconfitta, ha stretto la mano al rivale, e si è fatto da parte. Il Cile democratico si vede anche da qui. Una lezione per vicini, un modello che non hanno seguito Chavez, Morales, Castro. Ieri Piñera ha confermato tutta la sua modernità: «Tutto l’aiuto e la collaborazione possibile da parte del mio governo, alla presidente uscente Bachelet».
Dopo la lunga dittatura di estrema destra del generale Augusto Pinochet (1973-1990), che rovesciò con un colpo di Stato il presidente socialista Salvador Allende uccidendolo e instaurando un regime dittatoriale e repressivo accusato di crimini contro l’umanità, il Cile ha saputo affrontare una transizione stabile. Anche la Bachelet è stata una vittima di quella dittatura. Figlia di un generale ucciso e lei stessa torturata da giovane, è stata eletta nel 2006 alla guida di una coalizione di centrosinistra. È lei che ancora sabato, subito dopo il terremoto è apparsa in televisione, con uno dei suoi completi colorati e ha rassicurato il suo popolo. Santiago e le altre città colpite dal terremoto sono rimaste ferite, gravemente ferite. Ci sono vittime, moltissimi morti, una stima si potrà fare solo tra un paio di giorni, così come il calcolo dei danni. Enormi. «Il Paese si trova in una situazione di emergenza senza paragoni».
Ma il Cile si rialzerà. «Aiutiamoci a risollevarci» ha detto. Lei che da quando è stata eletta, di strada ne ha fatta tanta, lei che arrivata al Palazzo della Moneda aveva detto: «Una donna al potere è accettata solo se diventa come un uomo». Oggi anche Michelle ha capito che quelle regole ormai in Cile sono sorpassate e la ricostruzione può ripartire uniti, ancora più di prima.

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