Ecco il sito che insegna l'educazione

Si chiama "My fair lady" e si ripromette di fare scoprire garbo e bon ton a chi non l'ha e a chi l'ha dimenticato

Più che un catalogo di precetti da imparare a memoria, si tratta di un vero e proprio progetto. Si chiama «My Fair Lady» (www.my-fair-lady.it), dal nome del film (e prima ancora del musical) in cui il professor Higgins, glottologo britannico di fama internazionale, scommette con l'amico Pickering di riuscire a trasformare la povera fioraia Eliza Doolittle (interpretata da Audrey Hepburn) in una dama di alta classe, entro sei mesi. Il «My Fair Lady» milanese è un piccolo gruppo fondato da tre signore che si propone non una, ma varie imprese simili: si tratta infatti dell'iniziativa di Antonella, Lorena e Flavia, di Genova, Treviso e Milano (tutte e tre vivono qui), che vogliono «valorizzare le persone in modo fine e consapevole, insegnando ad avere cura di sé nel modo più giusto e rispettando delle regole della società». Antonella Parodi è un'ex top model internazionale che da anni si dedica a corsi di portamento e immagine, Lorena Smaniotto è specializzata in make up e consulente presso le Academie di moda e trucco, mentre Flavia Fassati dei Marchesi di Balzola è esperta di pubbliche relazioni e bon ton e galateo della tavola.

Visitando il sito si può prendere un appuntamento, singolo o di gruppo, per una full-immersion nell'educazione di base, per imparare norme e stilemi che – purtroppo - ormai nessuno usa più, o migliorare la propria immagine con un restyling di trucco e abbigliamento, fino a lezioni comportamentali e di portamento.
Non è infatti necessario uscire di casa per rendersi conto della volgarità e la maleducazione dilagante, basta accendere la televisione o la radio: «ci rendiamo conto della supponenza e l'ignoranza di molte persone – dicono le Fair Lady-, mentre Audrery Hepburn è un'icona di eleganza, sobrietà e naturalezza: e il segreto sta proprio lì, nel non eccedere. La finezza è calma». Qualche esempio? «Si può avere anche un Suv. L'importante è guidarlo con sobrietà». Oppure la volgarità nel parlare, il dire parolacce, l'uso spropositato e irrispettoso del cellulare, il lasciarlo acceso a teatro, fino al non rispondere ad una mail «soprattutto se è un invito», o il muoversi in modo scomposto ed eccessivo, vestire senza gusto: «più arrivi a ricoprire un ruolo importante nella società, più sei in vista, e meno ti devi dare importanza nel modo di porti. Questa è l'essenza della finezza e del bon ton».

Ogni regola ha una sua motivazione e una sua storia. Perché è maleducazione versare il vino o l'acqua con la mano rovesciata verso il basso? Perché un tempo si tenevano negli anelli polveri di veleno che liberavano veleno. Perché è scorretto dire «Salve» quando si saluta? Perché è un'approssimazione, una forma di pigrizia nel non riconoscere all'altro un buongiorno, buonasera o buonanotte. Anche se oggi non sono certamente più gli stessi i motivi per cui si usano certe attenzioni nei confronti degli altri, bisogna notare che le regole del Galateo che scrisse Monsignor Della Casa alla fine del Quattrocento, secondo le «Fair Lady», non sono cambiate, e senza che ciò sia un paradosso: «perché il bon ton altro non è che la cura di se stessi ed il rispetto per gli altri, che vale oggi come allora». Forse anche un po' di più.

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