Mentre il mondo intero trattiene il fiato in attesa di capire cosa accadrà ai mercati energetici globali scossi dalla guerra in Iran, c’è chi sta sfruttando la tempesta perfetta in Medio Oriente per fare... affari d’oro. Il grande vincitore della crisi nello Stretto di Hormuz ha un nome e un cognome: Ga Hyun Chung, un enigmatico magnate sudcoreano alla guida del gruppo armatoriale Sinokor. Cosa ha fatto di tanto bizzarro? Chung ha trascorso gli ultimi mesi ad acquistare e noleggiare petroliere su scala senza precedenti. La sua scommessa, che agli occhi degli esperti appariva insensata, aveva già fatto discutere gli operatori del settore prima ancora dello scoppio del conflitto. Adesso la situazione sembrerebbe essersi capovolta a suo vantaggio.
La scommessa del magnate coreano
Quando gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran hanno paralizzato uno dei passaggi petroliferi più importanti del mondo, ha spiegato Bloomberg ricostruendo l’intera vicenda, il valore della scommessa di Chung è letteralmente esploso. Con la chiusura, o comunque la forte limitazione del traffico nello Stretto attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio mondiale, le tariffe per il noleggio delle grandi petroliere sono salite a livelli record.
Ecco: in questo scenario Sinokor si è ritrovata con una flotta enorme pronta a essere utilizzata, mentre le compagnie petrolifere cercavano disperatamente navi per trasportare o immagazzinare il greggio. Le tariffe hanno del resto raggiunto anche i 500 mila dollari al giorno per alcune navi impiegate come depositi galleggianti di petrolio, calcolatrice alla mano quasi dieci volte i livelli medi dell’anno scorso.
Il piano di Chung – ed è questo un aspetto curioso - era in ogni caso iniziato ben prima dell’escalation militare. Nelle settimane precedenti allo scoppio della guerra, almeno sei superpetroliere controllate da Sinokor erano state posizionate vuote nel Golfo Persico, in attesa di carichi. All’epoca la mossa sembrava solo una strategia aggressiva per anticipare la domanda di trasporto petrolifero nella regione. Poi lo scenario è cambiato. Con l’export dal Medio Oriente rallentato e le infrastrutture di stoccaggio sulla terraferma rapidamente saturate, le navi disponibili sono diventate improvvisamente una risorsa preziosa.
Navi a peso d’oro
La compagnia sudcoreana sarebbe arrivata a controllare circa 150 superpetroliere, una quota enorme della flotta mondiale disponibile al di fuori delle navi già impegnate o colpite da sanzioni. Questa concentrazione di tonnellaggio ha avuto un effetto immediato: il costo per noleggiare una VLCC - le gigantesche Very Large Crude Carrier - è salito oltre i 100 mila dollari al giorno per contratti annuali, il livello più alto registrato nei dati che risalgono al 1988.
La figura di Chung contribuisce ad alimentare il fascino della vicenda. Figlio di Tae Soon Chung, storico armatore sudcoreano e fondatore di Sinokor nel 1989, Ga Hyun è noto nel settore come un imprenditore estremamente riservato, quasi invisibile fuori dall’industria dello shipping. Pare che prenda personalmente le decisioni più importanti e negozi direttamente i contratti chiave, spesso coordinando collaboratori e partner attraverso gruppi WhatsApp creati per gestire operazioni complesse in tempo reale.
La maxi operazione sulle petroliere, iniziata a inizio 2026 con una raffica di acquisti e noleggi, ha lasciato molti concorrenti spiazzati.
Alcuni operatori ritengono che parte dei finanziamenti dietro l’espansione possa provenire anche da capitali legati all’impero dello shipping internazionale. Certo è che, se la guerra proseguirà e bloccherà i flussi petroliferi, le navi di Sinokor potrebbero continuare a generare profitti giganteschi.