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Le Borse in forte recupero. E lo spread si abbassa a 77

Milano e le altre piazze europee festeggiano la tregua. Il differenziale Btp-Bund meglio che con Monti e Draghi

Le Borse in forte recupero. E lo spread si abbassa a 77
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Le Borse europee hanno brindato al cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran e i mercati finanziari hanno ritrovato in poche ore quella fiducia che nelle settimane precedenti sembrava evaporata. Francoforte ha chiuso con un balzo del 5,06%, Parigi del 4,49% e Londra del 2,51%, mentre Milano ha segnato un solido +3,7%. Anche l’oro e i metalli preziosi hanno registrato movimenti significativi: il metallo giallo è salito fino a 4.835 dollari l’oncia, l’argento ha guadagnato il 7,8% e il platino oltre il 4%, a dimostrazione di come gli investitori stiano rapidamente riposizionando i portafogli tra sicurezza e ritorno al rischio. Sul fronte valutario l’euro ha recuperato a 1,1692 contro il dollaro e il bitcoin è tornato sopra quota 70.800 dollari, segnali di un clima che, pur prudente, è tornato decisamente più costruttivo.

Ma il vero dato politico ed economico della giornata è arrivato dal mercato dei titoli di Stato italiani. Lo spread tra Btp e Bund è sceso in picchiata, chiudendo a 77 punti base dagli 88,3 della vigilia.

Un calo netto, accompagnato da un forte ribasso dei rendimenti: il decennale italiano è sceso al 3,7% con una flessione di oltre 26 punti, mentre il Bund tedesco si è attestato al 2,94%. Il Btp benchmark ha chiuso al 3,71%, in discesa rispetto al 3,99% del giorno precedente. In sostanza è bastata una sola seduta favorevole per riportare l’Italia su livelli di spread che non solo rassicurano i mercati, ma risultano migliori di quelli registrati durante governi spesso considerati modelli di stabilità.

Il confronto è illuminante.

Nel governo Monti il minimo dello spread si fermò attorno ai 272 punti base nel marzo 2013, dopo il picco drammatico del 2011 e dell’estate 2012. Con il governo Gentiloni il punto più basso fu circa 115 punti a fine In punti base lo spread minimo tra Btp e Bund decennali toccato con il governo Draghi, valore registrato poco dopo il suo insediamento nel 2021 2017, in una fase di relativa calma prima delle elezioni.

Anche il governo Draghi, celebrato per la sua credibilità internazionale, toccò un minimo di circa 92 punti nei primi giorni dell’insediamento, sostenuto dall’effetto annuncio e dal contesto monetario espansivo della Bce. Oggi, invece, l’Italia torna rapidamente sotto quota 80 punti, in un contesto internazionale ben più complesso, segnato da tensioni geopolitiche, inflazione persistente e politiche monetarie restrittive.

Il segnale che arriva dai mercati è chiaro: la credibilità dei conti pubblici e la linea prudente del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti continuano a rappresentare un fattore di stabilità. Gli investitori guardano ai numeri e premiano la continuità delle politiche di bilancio, la prudenza nella gestione del debito e la capacità di mantenere una traiettoria di sostenibilità anche in una fase globale turbolenta.

Non è un caso che proprio nei momenti di maggiore tensione internazionale il differenziale italiano dimostri una resilienza che in passato sarebbe stata impensabile.

La reazione dei mercati alla tregua in Medio Oriente ha certamente favorito il movimento, ma la velocità con cui lo spread è tornato su livelli competitivi rispetto alla Germania dimostra che l’Italia oggi è percepita come un Paese più solido. In altre parole, la fiducia non nasce in una giornata, ma in un lavoro di lungo periodo che viene riconosciuto quando il contesto internazionale migliora anche solo temporaneamente.

Tra borse in rally, oro in movimento e titoli di Stato in recupero, la fotografia della giornata racconta dunque un’Italia che beneficia del ritorno della stabilità globale e che, grazie a una gestione prudente e credibile dei conti, riesce a posizionarsi meglio di quanto

avvenuto in stagioni politiche spesso considerate più virtuose. Un risultato che rafforza la linea del governo e, soprattutto, la strategia di Giorgetti: prudenza nei conti, credibilità sui mercati e fiducia degli investitori.

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