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Crolla Piazza Affari. Nelle Borse europee bruciati 870 miliardi

È il bilancio di due giorni nei mercati Ue. Solo Riad ha chiuso leggermente positiva

Crolla Piazza Affari. Nelle Borse europee bruciati 870 miliardi
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C'è solo un listino che ieri non ha parlato la lingua del panico: quello di Riad. Mentre le Borse del mondo colavano a picco, il listino saudita ha segnato una crescita dello 0,73%, discreta in tempi normali, ma una vera oasi in giornate di profonda tensione geopolitica. Questo baluardo solitario - ieri sono caduti anche i metalli preziosi - descrive la pressione sui mercati degli ultimi giorni: gli unici titoli forti sono quelli legati al settore petrolifero. Per chi a fine febbraio 2022 ha vissuto in prima linea la reazione dei mercati dopo lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, potrebbe sembrare un déjà-vu, ma la situazione di partenza è diversa. Il 24 febbraio 2022, il Ftse Mib ha chiuso la giornata bruciando il 4,1% a 24.890 punti. Ieri, invece, il listino ha chiuso in rosso del 3,9% (toccando punte del 4,6%) a 44.468 punti. La caduta fa senza dubbio rumore, ma l'altezza da cui si cade dimostra quanto terreno il mercato italiano abbia conquistato negli ultimi anni.

Che sia chiaro, Piazza Affari non è sola, nonostante ieri si sia meritata la maglia nera. Accanto a lei, anche le altre principali piazze europee hanno chiuso la giornata in rosso: a Parigi, il Cac40 ha bruciato il 3,5%, il Dax di Francoforte ha chiuso la giornata con una perdita del 3,6%, mentre Londra ha archiviato un -2,5%. Così, in due giorni, i listini del Vecchio Continente hanno bruciato oltre 870 miliardi di euro di capitalizzazione, di cui oltre 560 solo nella seduta di ieri. Oltreoceano l'S&P500 ha perso circa lo 0,8% (dato aggiornato alle ore 20 italiane), mentre, sull'altra sponda, il Nikkei ha chiuso la giornata registrando un secco -3 percento. C'è attesa invece per i listini di Abu Dhabi e di Dubai che riaprono questa mattina dopo una chiusura straordinaria di tre giorni (domenica, lunedì e martedì).

Mentre le Borse affondano a fronte del petrolio e dell'energia che volano alto, di solito i metalli preziosi - capitanati dall'oro - surfano su onde altissime, ma ieri questo equilibrio si è rotto. Anche i prezzi dei metalli sono caduti dopo la fiammata dei giorni scorsi, non per mancanza di fiducia, ma per ribilanciare i portafogli. L'oro ha ceduto quasi il 5% a 5.075 dollari l'oncia (prima di rialzarsi sul finale di giornata), mentre l'argento è crollato di oltre l'8%, attestandosi appena sopra gli 82 dollari.

Il punto di domanda, chiaramente, sarà sui prossimi giorni. Ma, anche se è difficile fare previsioni, c'è una certezza: la geopolitica è sempre di più collegata strettamente all'economia e uno stop al petrolio e all'energia spaventa più i mercati di una semplice minaccia militare. Gli investitori - con loro le Borse - stanno reagendo a livello emotivo alla situazione. Tuttavia, se ci fosse uno stop prolungato delle forniture dal Qatar per settimane, i riflessi potrebbero essere importanti, andando oltre il mero piano psicologico.

Per ora, tra le società a sortire maggiormente l'effetto della guerra sono quelle aeree. Se tutti gli occhi sono puntati sulle 3mila navi bloccate ai due lati dello Stretto di Hormuz, in cielo non si vede volare nessun aereo, se non i caccia americani.

Solo nelle prime ventiquatt'ore dall'inizio del conflitto, sono stati cancellati più di 5mila aerei e sono stati bloccati gli aeroporti di Doha e Dubai. Così, in pochi giorni, le principali compagnie aeree hanno bruciato una buona parte del capitale. Solo per nominare le principali: Lufthansa ha perso quasi il 10%, Emirates più del 7% ed EasyJet l'8,3 percento.

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