Leggi il settimanale

“Pronto a vincere la guerra in Medio Oriente”: la strategia dell’ “elettrostato” cinese

La crisi energetica globale spinge i Paesi verso le rinnovabili, rafforzando così il dominio della Cina nel settore delle rinnovabili

 “Pronto a vincere la guerra in Medio Oriente”: la strategia dell’ “elettrostato” cinese
00:00 00:00

La guerra in Medio Oriente ha causato uno choc energetico globale, con tanti sconfitti e pochissimi vincitori. Tra questo, proprio mentre le tensioni tra Iran e Stati Uniti mettono sotto pressione le forniture di petrolio e gas, troviamo la Cina. In uno scenario del genere, infatti, Pechino rafforza silenziosamente la propria posizione come perno delle infrastrutture energetiche del futuro. Il Dragone, che da anni investe nelle rinnovabili e nelle reti elettriche, si trova adesso in una condizione ideale. Il motivo è semplice: il gigante asiatico può capitalizzare sulla crisi proponendosi come fornitore indispensabile di tecnologie e componenti per sistemi energetici più resilienti e meno dipendenti dai combustibili fossili.

L’all in energetico della Cina

Come ha sottolineato il New York Times in un lungo approfondimento, la crescente instabilità nella regione del Golfo ha accelerato la corsa globale verso reti elettriche moderne basate su energia rinnovabile ma fortemente dipendenti dalla tecnologia cinese. Le aziende di Pechino dominano ormai la produzione di quasi ogni elemento chiave di una rete elettrica avanzata, dai pannelli solari ai cavi ad altissima tensione, dai trasformatori alle batterie per lo stoccaggio dell’energia.

Ebbene, questo primato è il risultato di una strategia industriale che il Dragone ha perseguito per decenni, con investimenti pubblici e protezionismo mirato a favorire la crescita di campioni nazionali.

Oggi, con il rischio di interruzioni nelle forniture energetiche tradizionali, molti Paesi si trovano costretti a rivolgersi proprio a queste aziende per aggiornare le proprie infrastrutture. Dall’Asia all’America Latina, si moltiplicano così i progetti per nuove centrali rinnovabili e sistemi di accumulo, e cresce la domanda di tecnologie capaci di sostenere anche il fabbisogno energetico sempre più elevato dell’intelligenza artificiale.

Un’occasione d’oro per Pechino

La Cina non esporta solo hardware, ma anche un modello energetico integrato che combina produzione, stoccaggio e gestione digitale dell’elettricità. Le sue aziende, spinte da una competizione interna estremamente intensa, hanno sviluppato soluzioni sempre più efficienti e a basso costo, rendendo difficile per i concorrenti internazionali tenere il passo.

Le batterie al litio-ferro-fosfato, prodotte quasi interamente in Cina, stanno rivoluzionando il settore dello stoccaggio, abbattendo i costi e rendendo le rinnovabili più competitive rispetto ai combustibili fossili. Allo stesso tempo, Pechino controlla gran parte delle materie prime critiche, come le terre rare, consolidando ulteriormente la propria influenza.

Attenzione però, perché questa crescente dipendenza solleva timori in Europa e in altre economie avanzate, preoccupate per le implicazioni sulla sicurezza economica e nazionale.

Già, perché anche in caso di una de-escalation in Medio Oriente, la traiettoria appare ormai tracciata: la transizione energetica globale rischia di passare inevitabilmente attraverso l’“elettrostato” cinese. Per ora l’unico grande vincitore della guerra tra Usa, Israele e Iran.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica