Il boom delle esportazioni di auto potrebbe sembrare una buona notizia per la Cina. Eppure, per molti analisti, non sarebbe altro che un segnale di debolezza dell’economia interna. La storia è questa: negli ultimi mesi diversi grandi produttori cinesi hanno iniziato a vendere più veicoli all’estero che nel mercato domestico, una svolta che racconta molto sul rallentamento della domanda interna. Tuttavia la crescita delle esportazioni non racconterebbe tutta la storia: dietro questa espansione globale si nasconderebbe infatti una domanda interna sempre più fragile e un sistema industriale che faticherebbe ad assorbire la produzione.
Il segnale economico da non sottovalutare
Il caso più emblematico riguarda BYD, il colosso dell’auto elettrica che nel 2025 ha superato Tesla diventando il primo produttore mondiale di veicoli elettrici. A febbraio 2026 l’azienda ha esportato circa 100.600 auto, pari al 53% delle vendite totali del mese, segnando per la prima volta il sorpasso delle vendite estere su quelle realizzate in Cina. Il dato è sorprendente se si considera che il mercato automobilistico cinese è il più grande del mondo, con circa 355 milioni di veicoli in circolazione.
Secondo quanto riportato dal Courrier International, il fenomeno riguarderebbe l’intero settore automobilistico cinese. Un altro grande produttore, Great Wall Motor, ha registrato a febbraio 72.594 veicoli venduti, di cui 42.679 all’estero, pari al 59% del totale. Anche Chery, il principale esportatore di auto della Cina, ha raggiunto livelli record: 116.725 veicoli esportati in un solo mese, circa l’80% delle sue vendite complessive.
Già nel 2024 il fatturato estero di Chery aveva superato i 100 miliardi di yuan (circa 12,5 miliardi di euro), arrivando a rappresentare quasi metà delle entrate complessive. E dunque? Questa crescita all’estero sarebbe il segnale di una competizione sempre più dura all’interno della Cina, dove decine di marchi di auto elettriche si contendono lo stesso mercato.
La debolezza della domanda interna
Il problema principale sarebbe proprio la debolezza della domanda interna. Diversi dati indicano che il mercato automobilistico cinese sta attraversando una fase di forte pressione. Le vendite complessive di alcune aziende sono scese drasticamente su base annua: in alcuni casi il calo supera il 40%, con una caduta delle vendite domestiche che può arrivare fino al 65%.
A compensare questo crollo è stata soprattutto la crescita delle esportazioni, aumentate in alcuni casi di circa il 50%. Gli economisti cinesi descrivono questo fenomeno con il termine “neijuan”, spesso tradotto come “involuzione economica”: un sistema caratterizzato da competizione estrema, prezzi sempre più bassi e margini ridotti.
Nel settore delle auto la conseguenza è una vera guerra dei prezzi, con molte aziende costrette a vendere i veicoli quasi in perdita pur di conquistare quote di mercato. Non a caso, tra le circa 50 aziende cinesi attive nelle auto elettriche, solo poche riescono a generare profitti stabili.
In questo contesto, i mercati esteri diventano una valvola di sfogo per l’industria cinese. Il fenomeno resta comunque un segnale preoccupante: se le esportazioni crescono così rapidamente, è anche perché la domanda interna della seconda economia mondiale sta rallentando più del previsto.