Revoca dell'assegno: cosa cambia sul reddito di cittadinanza

Dai controlli mirati, alla revoca del sussidio in caso di secondo rifiuto dell'offerta di lavoro. Tutte le novità del nuovo reddito di cittadinanza

Revoca dell'assegno: cosa cambia sul reddito di cittadinanza

La nuova legge di Bilancio ha portato chiare modifiche al reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia della compagine grillina. Fra le novità, diverse revisioni e correzioni del sussidio finalizzate a contrastare il sempre più frequente fenomeno dei cosiddetti "furbetti del reddito", di cui molto si è parlato negli ultimi mesi.

Controlli più severi e mirati, abolizione dei navigator, riduzione dell'assegno fino alla sua completa revoca nel caso di secondo rifiuto di offerta di lavoro sono solo alcune delle modifiche più eclatanti.

Taglio e revoca dell'assegno

A destare maggior clamore è la decisione del governo di ridurre o addirittura revocare il sussidio grillino a seconda delle circostanze. Nello specifico, si parla di diminuzione dell'importo dell'assegno nel caso in cui venga rifiutata un'offerta di lavoro giudicata congrua per il beneficiario del reddito. Il sussidio, che può arrivare anche ad un massimo di 780 euro, sarà ridotto di 5 euro per ciascun mese a partire da quello in cui è stata rifiutata l'offerta di impiego. Questo decalage si interromperà nel caso in cui un membro della famiglia inizi un'attività come lavoratore dipendente o autonomo per almeno un mese continuativo. A quel punto, dal mese successivo, l'importo tornerà conforme alle modalità ordininarie.

In caso di secondo rifiuto, invece, il reddito di cittadinanza sarà revocato. Non solo. Mentre per la prima offerta viene ridotta da 100 a 80 km la distanza massima dal luogo di residenza del beneficiario al posto di lavoro, dalla seconda sarà ritenuto congruo il lavoro svolto in qualsiasi luogo sul territorio nazionale. Questo nel caso in cui all'interno del nucleo familiare non vi siano persone disabili.

I vari obblighi

Fra le regole, anche quella di presentarsi con frequenza mensile presso il centro per l'impiego per fare il punto della situazione e dedicarsi alla ricerca attiva del posto di lavoro. Si parla di colloqui in presenza ai quali il beneficiario del reddito è tenuto a partecipare, salvo assenze giustificate, pena la decadenza del sussidio.

Valutazione e riconoscimento del reddito da parte dell'Inps deve avvenire entro la fine del mese successivo a quello in cui si è presentata la domanda. Inps, Comuni ed anagrafe nazionale dovranno incrociare i dati in loro possesso per effettuare un controllo sulle richieste ricevute.

Non solo. Coloro che sono stati inseriti nei Patti per l’inclusione sociale dovranno recarsi almeno una volta al mese presso i servizi di contrasto alla povertà, così da sottoporsi ad una verifica dei risultati conseguiti negli impegni previsti all'interno del proprio progetto personalizzato. Anche in questo caso, qualora non si rispettino gli appuntamenti, il reddito decadrà.

L'impegno di enti e Comuni

Per quanto concerne quei progetti di pubblica utilità, ai Comuni viene chiesto di impiegare almeno un terzo dei percettori del reddito residenti nel territorio, quando sino ad ora i beneficiari erano solo tenuti a dare la propria disponibilità. Chi percepisce l'assegno, dunque, dovrà svolgere le attività proposte dal Comune a titolo gratuito, cosa che in ogni caso non porterà all'instaurazione di un rapporto di pubblico impiego.

Del lavoro vero e proprio si occuperanno non solo i centri per l'impiego, ma anche varie agenzie per il lavoro autorizzate da Anpal. Per ogni assunzione, queste percepiranno il 20% dell’incentivo che spetta al datore di lavoro. Questi servizi saranno tenuti a comunicare entro 5 giorni ad Anpal o al centro per l'impiego il rifiuto di un'offerta d'impiego. In caso contrario, decadrà la loro partecipazione al programma per sei mesi.

Verifiche e controlli

Quanto alle altre novità, sarà abrogato il limite di 12 mesi di percezione del reddito, attualmente in vigore. Verranno poi effettuati controlli anche nei confronti di chi possiede dei beni all'estero, anche tramite scambio dati con le autorità estere.

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