Da gennaio sparisce il "contributo" sulle pensioni: cosa cambia

La Corte Costituzionale ha deciso per uno stop anticipato di due anni del contributo di solidarietà sulle pensioni d'oro: ecco cosa dice la sentenza

Da gennaio sparisce il "contributo" sulle pensioni: cosa cambia

Novità in arrivo a gennaio per i pensionati. Come è noto la Corte Costituzionale ha deciso per la riduzione del contributo di solidarietà sulle pensioni d'oro da cinque a tre anni ponendo fine immediatamente all'erogazione del sussidio statale.

Cosa dice la sentenza

Due anni in meno rispetto a quanto previsto dalla Legge di Stabilità del 2019 sugli assegni superiori ai 100mila euro lordi l'anno. Se in origine il termine ultimo era previsto per il 31 dicembre 2023, la sentenza n. 234/2020 ha ribaltato tutto: la Corte ha deciso per la riduzione del periodo di applicazione e lo stop si avrà tra poche settimane, il 31 dicembre 2021. Quali sono i motivi di questo "ripensamento"? In un passaggio della sentenza pubblicato si legge che "nell’ambito strettamente previdenziale risulta evidente la tendenza dell’ordinamento a non proiettare oltre il triennio valutazioni e determinazioni cui si addice uno spazio di osservazione più circoscritto, come testimonia l’evoluzione della disciplina del coefficiente di trasformazione del montante individuale dei contributi".

Da gennaio 2022 rimane, invece, la perequazione ridotta con tre aliquote e scaglioni. La legge 145 del 2018, al suo comma 260, prevedeva in origine una rivalutazione al 110% per le pensioni fino a tre volte il minimo, "con un meccanismo a scaglioni per quelle più alte". Fino a fine anno, si applicheranno le aliquote che variano da quattro a cinque volte il contributo minimo: si avrà una "rivalutazione al 77% del tasso di riferimento; fino a sei volte il minimo: indice al 52%; fino a otto volte il minimo: indice al 47%; fino a nove volte il minimo: indice al 45%; sopra nove volte il minimo: 40%".

Rivalutazione delle pensioni

Come ci siamo occupati sul Giornale.it, nel 2022 avremo un aumento degli importi pensionistici dopo lo stop dell'anno scorso e del 2021 a causa dell'inflazione: sul piatto 4 miliardi di euro per le rivalutazioni se il tasso d'inflazione di quest'anno sarà pari all'1,5%. A questo punto saranno 22 milioni gli italiani che si ritroveranno in tasca qualche soldo in più: l'aumento non sarà standard ma sarà maggiore o minore a seconda della fascia di reddito di appartenenza del pensionato. Se volessimo stilare una tabella, è possibile affermare che chi percepisce un assegno di circa 1500 euro potrà beneficiare di un aumento di circa 300 euro l'anno (quindi 25 euro al mese). Da non dimenticare che tutti gli importi vanno sempre considerati al lordo delle tasse. Per le pensioni fino a duemila euro, invece, il recupero dell'inflazione dovrà essere integrale; intorno al 90% per chi percepisce una pensione compresa tra duemila e 2.500 euro e al 75% per chi percepisce pensioni superiori a 2500 euro.

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