Acciai Speciali Terni passa ad Arvedi e torna in mani italiane

Thyssenkrupp vende ma tiene una quota di minoranza. Partita da 700-800 milioni

Acciai Speciali Terni passa ad Arvedi e torna in mani italiane

L'acciaio di Terni torna in mani italiane dopo venti anni e nel periodo in cui, anche a Taranto, Invitalia ha ripreso (e lo farà in modo sempre maggiore) le redini dell'Ilva.

La multinazionale tedesca ThyssenKrupp ha annunciato ieri la cessione dell'Ast di Terni al gruppo Arvedi: il primo, ha un fatturato di circa 1,7 miliardi nell'esercizio 2019/2020 e impiega attualmente circa 2.700 dipendenti mentre il gruppo di Cremona, controllato dalla holding Finarvedi, conta circa 3.800 dipendenti, produce e trasforma 4 milioni di tonnellate di prodotti siderurgici e ha un fatturato consolidato prossimo ai 3 miliardi.

Le unità produttive che ne costituiscono il nucleo principale sono sei (tre a Cremona, una a Trieste, una a Genova e una a Brescia) e grazie alla combinazione con Ast si consoliderà tra i principali player europei nel settore dell'acciaio. «Questa operazione (seguita dal consulente legale Andrea Zoppini ndr) rappresenta un rafforzamento del gruppo Arvedi in quanto ne completa in una sinergia industriale il mix produttivo», spiega il fondatore e presidente, Giovanni Arvedi. «Ci fa piacere inoltre - prosegue l'imprenditore - che Thyssenkrupp mantenga una quota di partecipazione di minoranza in Ast». Per Thyssenkrupp si tratta dell'ennesimo tassello di un maxi riassetto che riguarda Germania, Italia e Turchia.

«È stato concordato spiega la società - di non divulgare il prezzo d'acquisto. La transazione è comunque soggetta all'approvazione del consiglio di sorveglianza Thyssenkrupp e dell'Antitrust europea». La valutazione di Ast non dovrebbe comunque superare i 7-800 milioni di euro e, in base ai parametri del closing e alla quota che rimarrà ai tedeschi, l'esborso di Arvedi potrebbe essere più contenuto (tra i 500 e i 600 milioni).

La compravendita rivoluziona il peso italiano nel settore dell'acciaio visto che era il 1994 quando l'acciaieria specializzata nella produzione di inox - già parte della Finsider prima e dell'Ilva poi, entrambe del gruppo Iri - venne definitivamente privatizzata, con la Krupp che ne divenne la proprietaria insieme alle aziende italiane Falck, Agarini e Riva. Sette anni più tardi, nel 2001, dopo essersi fusa con la Thyssen, Krupp assume la proprietà dell'intero pacchetto. Nel 2014 l'ultima storica vertenza, quella che vide gli operai scioperare per quasi 40 giorni per impedire gli oltre 500 esuberi annunciati dall'azienda. Seguirono anni di risanamento economico, ma nel 2019 i conti tornano in rosso (157 milioni la perdita nell'ultimo anno fiscale). «Siamo soddisfatti - ha commentato il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti - per il risultato positivo della vendita dell'Ast che rappresenta un tassello importante per la valorizzazione e il rilancio dell'acciaio italiano».

In merito all'acciaio italiano, il Tesoro attraverso Invitalia ha preso il comando dell'altro grande polo produttivo, l'Ilva di Taranto, e si appresta in queste ore a iniziare a definire un nuovo piano industriale che dovrebbe rilanciarla attraverso un risanamento che coinvolgerà anche altre aziende italiane. Un gruppo nel quale potrebbe fare capolino un domani anche Arvedi, già in corsa nel 2017 per acquisirla.

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