Accordo di filiera tra Coldiretti e Philip Morris: 100 milioni per il tabacco Made in Italy

La multinazionale acquisterà la metà del tabacco prodotto in Italia nel 2022. La sigla dell'intesa alla presenza del ministro Stefano Patuanelli: "Modello da replicare in tante filiere, così l'Italia insegna agli altri come si fa e non subisce"

Accordo di filiera tra Coldiretti e Philip Morris: 100 milioni per il tabacco Made in Italy

Promuovere le nuove tecnologie per limitare gli sprechi e salvaguardare i raccolti messi a rischio da emergenze come quella della siccità. È uno degli obiettivi dell’accordo annuale di filiera firmato questa mattina a Palazzo Rospigliosi dal presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, e dall’Ad di Philip Morris Italia, Marco Hannappel, alla presenza del ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli, e del Sottosegretario di Stato per l’Economia e le Finanze, Federico Freni. L’intesa rientra in un programma pluriennale che in dieci anni ha generato investimenti agricoli da oltre due miliardi di euro per la produzione di tabacco Made in Italy destinato ai prodotti innovativi senza combustione, e che ha portato alla realizzazione di una filiera, quella italiana, che oggi è leader in Europa e che conta circa 50mila addetti.

Tra loro ci sono mille imprenditori agricoli, per la maggior parte umbri, veneti e campani, che possono guardare con fiducia verso il futuro perché, come ha sottolineato il presidente italiano della multinazionale il tabacco riscaldato sostituirà progressivamente le sigarette tradizionali. Non a caso, proprio a Bologna è nata la più grande fabbrica di Philip Morris al mondo, che produce ed esporta in tutto il globo gli stick per i dispositivi senza combustione, realizzati con la materia prima Made in Italy.

L’azienda continua quindi a scommettere sull’Italia. Per il 2022, in particolare, ha garantito l’acquisto di 20mila tonnellate di tabacco greggio, circa la metà di quello prodotto in Italia, con un investimento di oltre 100 milioni di euro e un impatto occupazionale stimato diretto, indiretto ed indotto fino a 28.700 lavoratori, divisi equamente tra le regioni maggiormente interessate da questo tipo di coltivazioni. L’accordo tiene in considerazione anche le criticità del settore, in primis l’ondata di siccità che ha messo in ginocchio l’agricoltura italiana provocando almeno 3 miliardi di danni complessivi al settore agroalimentare, con un impegno condiviso sulla diffusione di buone pratiche e sinergie gestionali, oltre che investimenti sulla sostenibilità e sulla digitalizzazione per contribuire alla sostenibilità energetica ed ambientale.

In primo piano c’è la diffusione di sistemi di agricoltura digitale e di precisione per il risparmio energetico e la riduzione fino al 50 per cento dell’impiego di acqua. "Dobbiamo investire in modo strategico, ad esempio sui bacini di accumulo, perché quello che abbiamo vissuto quest’anno con la siccità non si ripeta più", ha detto ai giornalisti il numero uno di Coldiretti. "I nostri accordi di filiera – ha aggiunto – garantiscono la redditività alle imprese agricole, recuperano le aree interne che oggi vengono abbandonate, promuovono digitalizzazione e agricoltura di precisione e nuovi sistemi legati all’irrigazione per arrivare ad una piena autosufficienza nell’arco di dieci anni".

Hannappel insiste sulla necessità della programmazione per "creare valore nel lungo periodo". "La logica di filiera integrata – ribadisce – è la sola, oltre che la migliore strada da seguire, tanto più in una fase delicata come quella attuale". Anche il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli riconosce al manager e al gruppo di aver avuto "visione" per "capire che il mercato si stava spostando, ha anticipato, e ha trovato il modo di accompagnare quella fase di trasformazione con prodotti nuovi che hanno un successo enorme". Quello costruito da Philip Morris e Coldiretti, ha aggiunto, "è un modello da replicare in tante filiere, perchè ha dimostrato che quando c'è visione, innovazione ed etica le cose funzionano e il nostro Paese può insegnare agli altri come si fa e non subire dagli altri decisioni".

Gli altri due elementi chiave, per il ministro sono "innovazione” ed "etica". La prima, con la capacità di investire su "ricerca e sviluppo", "non solo sul processo ma anche sul prodotto". "Farlo in un momento così complesso per la nostra economia – ha detto Patuanelli - è certamente difficile e vanno sostenuti coloro che hanno la forza di farlo". Sul secondo punto il ministro ha sottolineato che "c'è tanta etica nell'affrontare i problemi insieme e risolverli, tenendo conto delle esigenze di tutta la filiera". Una filiera che, ha rimarcato Patuanelli, "funziona grazie all'impegno di una multinazionale come Philip Morris, grazie alla capacità dei tabacchicoltori, grazie alla capacità italiana di produrre e innovare, e grazie a questo principio forte dell'etica, che tiene dentro le esigenze di tutti".

Gli investimenti di Philip Morris nel nostro Paese, ha detto Prandini, e ha ribadito il ministro, "non erano scontati". Ma la scommessa è stata vinta e oggi l’Italia è diventata leader a livello mondiale nel settore tabacchicolo.

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