Blocco licenziamenti? Da oggi cambia tutto: ​chi può essere "cacciato"

Fino a ieri tutti i licenziamenti per motivi economici erano vietati per legge. Da oggi il blocco viene meno in diversi casi. Il divieto diventa così "flessibile"

Blocco licenziamenti? Da oggi cambia tutto: ​chi può essere "cacciato"

Il blocco dei licenziamenti, così come avevamo imparato a conoscerlo dallo scorso 17 marzo, è finito. Fino a ieri siamo rimasti di fronte a uno stop generalizzato. Qualcosa che valeva cioè per tutti i contratti, collettivi e individuali, per motivi economici. Ora, invece, il divieto diventa "flessibile". Da oggi le imprese possono tornare a licenziare. Ma non tutti possono essere "fatti fuori" dal loro posto di lavoro. Oggi, infatti, scatta la cosiddetta "proroga mobile" del blocco dei licenziamenti, legato all’utilizzo della Cig d’emergenza. Ciò vale per tutte e 18 le nuove settimane previste di cassa integrazione, o, in alternativa, dell’esonero contributivo fino a 4 mesi, allungandolo, così, per molte aziende, tra metà novembre e fine anno.

La novità è che in questo martedì di mezza estate entrano in vigore anche le eccezioni al blocco, introdotte nel decreto Agosto. Misure che consentono ora alle imprese di avviare i licenziamenti, finora vietati. Esistono esattamente tre eccezioni al divieto. Come prima cosa, scrive il Sole 24 Ore, sono fuori dallo stop i licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa, conseguenti alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività.

In secondo luogo, l’azienda può tornare a licenziare con accordo collettivo aziendale di incentivo all’esodo, che consente di concordare con ogni singolo dipendente una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Infine, l’ultima variabile: sono possibili i licenziamenti intimati in caso di fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa, ovvero ne sia disposta la cessazione. Nel caso in cui l’esercizio provvisorio sia disposto per uno specifico ramo dell’azienda, sono esclusi dal divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi nello stesso.

Secondo un’interpretazione diffusa, leggendo il decreto Agosto, è possibile licenziare anche al termine della fruizione della cassa integrazione, vale a dire quando l’impresa ha esaurito tutte le 18 settimane previste. Il divieto di licenziamento non interviene, inoltre, neppure qualora l’azienda non possa ricorrere alla sospensione dei lavoratori o alla riduzione del loro orario, avendo deciso di modificare in modo strutturale l’organizzazione dell’impresa chiudendo, ad esempio, un ufficio o un reparto al quale sono addetti quattro dipendenti. In questo caso l’azienda potrebbe licenziare.

Secondo gli esperti, fa sapere sempre il Sole 24 Ore, anche le procedure di licenziamento collettivo, avviate a ridosso del 23 febbraio 2020, e non riconducibili alla causale Covid-19, possono essere riprese da oggi. Ma si moltiplicano i dubbi su questa faccenda. E molte imprese rischiano pesanti sanzioni in caso di errore. Un licenziamento illegittimamente intimato rischia, in questi casi, di essere dichiarato nullo. E far scattare la reintegra, oltre ovviamente a un maxi indennizzo (fino a 36 mensilità).

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