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Allarme di Bce e Bankitalia: "In corso una stretta sui prestiti"

Domani Francoforte decide sui tassi d'interesse. Banche più rigide per le conseguenze del conflitto

Allarme di Bce e Bankitalia: "In corso una stretta sui prestiti"
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La guerra in Iran fa calare le sue conseguenze anche sul credito alle imprese. A lanciare l'allarme è la Banca centrale europea in un'indagine sul credito bancario condotta ad aprile. In particolare, dalle banche dell'eurozona è in arrivo un inasprimento degli standard creditizi: significa che le imprese bisognose di un prestito dovranno soddisfare criteri più rigorosi e condizioni di mercato peggiori rispetto a quelle che avrebbero trovato fino al 28 febbraio, giorno di inizio del conflitto. La cosiddetta stretta - che farà percepire i suoi effetti tra aprile e giugno di quest'anno, ma era già cominciata a inizio anno - è la più pronunciata dal terzo trimestre 2023 e risente dei rischi delle prospettive economiche e delle tensioni geopolitiche, con alcune banche che "hanno segnalato un ulteriore inasprimento legato all'esposizione verso imprese ad alta intensità energetica e verso il Medioriente". Il che potrebbe tradursi in meno credito proprio laddove ce ne sarebbe più bisogno. L'allarme è stato condiviso anche dalla Banca d'Italia, che peraltro per lo spaccato del nostro Paese si è occupata di interpellare i 13 responsabili delle politiche del credito dei principali gruppi bancari italiani.

Proprio a causa dell'inasprimento delle condizioni di credito, i responsabili delle banche italiane si attendono, nel trimestre in corso, un calo della domanda di prestiti e mutui non solo dalle imprese, ma anche da parte delle famiglie. Una situazione che si era già osservata nel periodo post Covid con la risalita dei tassi d'interesse, ma non aveva costituito un problema proprio a causa della rete di protezione dell'intervento pubblico che aveva sostenuto la liquidità delle imprese. Oggi però lo scenario è molto diverso, con i Paesi dell'Unione europea che sono ritornati sotto i vincoli di bilancio europei e i Paesi che certo hanno armi spuntate per affrontare la crisi.

Intanto, scrive ancora la Bce, a marzo l'inflazione percepita dai consumatori dell'eurozona è al 3,5% e quella attesa per i prossimi 12 mesi è al 4 per cento. Valori che potrebbero incidere sulle decisioni sui tassi d'interesse della Bce, che tuttavia guarda più a numeri consolidati che nell'area euro (a marzo) sono saliti oltre il livello di guardia con un livello di crescita dei prezzi che si è attestato al 2,6% (il limite è del 2%).

Almeno per l'appuntamento di domani, però, le attese del mercato sono per un mantenimento del costo del denaro al livello attuale, quindi per un'altra seduta interlocutoria. Una decisione che ha preso quota dopo che la stessa presidente Christine Lagarde (in foto) ha annunciato la scorsa settimana che serviranno maggiori informazioni prima di agire sui tassi.

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