Authority in pressing sulla guerra Generali

Faro della Consob dopo il passo indietro di Caltagirone. In discesa il titolo (-1,5%)

Authority in pressing sulla guerra Generali

L'addio di Francesco Gaetano Caltagirone alla vicepresidenza e al board di Generali non scuote il titolo del Leone che chiude la seduta a 18,44 euro in calo dell'1,5% (il Ftse Mib ha registrato una flessione dell'1%), ma aumenta il livello di attenzione da parte delle Autorità di vigilanza, Ivass e Consob, su una battaglia che da Trieste arriva nel cuore della finanza tricolore, in Mediobanca (che ha il 12,82% del capitale del Leone ma con il 17,25% dei diritti di voto). L'atto di accusa verso i vertici di Generali sollevato da Caltagirone - contenuto nella sua lettera di dimissioni (si parla di trenta pagine) e reso noto solo in parte dal Leone nella comunicazione di giovedì notte - avrebbe aumentato la pressione sulla Consob. L'Authority era stata chiamata in precedenza dallo stesso imprenditore romano a intervenire su alcuni punti della vicenda, ancora irrisolti, e ad approfondire alcuni aspetti di governance. Come il punto della presentazione della lista del cda, per cui sono attesi gli esiti di una consultazione indetta prima di Natale. Trieste respinge il blocco le accuse. Il cda di Generali si confronterà sullo strappo di Caltagirone nel vertice fissato il 18 gennaio. Quando si discuterà anche della sostituzione dell'imprenditore nel board, che con la sua uscita scende sotto i 13 componenti, il minimo previsto dallo Statuto. La reintegrazione immediata di un consigliere potrebbe tuttavia non essere ritenuta obbligatoria, vista anche l'imminente scadenza dell'intero vertice con l'approvazione del bilancio 2021. Sul mercato, inoltre, ci si chiede se Romolo Bardin, ad della Delfin di Leonardo Del Vecchio (a cui fa capo il 6,62% del capitale) e suo rappresentante nel board di Generali, seguirà l'esempio di Caltagirone. Tra il patron di Luxottica e l'imprenditore romano c'è infatti sintonia di vedute e dall'uscita dal cda derivano meno vincoli per arrotondare le rispettive quote azionarie. «La mossa di Caltagirone evidenzia la durezza dei toni raggiunti nello scontro in atto su Generali che, a sua volta, implica incertezza per il gruppo», commentano gli analisti di Intesa Sanpaolo. All'orizzonte c'è il rinnovo del board in agenda il 29 aprile e la conquista della governance del gruppo, che ha in portafoglio 60 miliardi di debito pubblico italiano e amministra 700 miliardi di asset in gestioni. Gli schieramenti sono agguerriti. Piazzetta Cuccia con De Agostini (che ha preventivato l'uscita dal big assicurativo pur garantendo il voto in assemblea), sostengono la presentazione della lista del cda anche in assenza di unanimità del board uscente. Caltagirone, Del Vecchio e Fondazione Crt hanno invece dato vita a un patto di sindacato salito, shopping dopo shopping, al 16,19% del capitale, e che secondo alcune fonti potrebbe raccogliere anche il favore dei Benetton (3,97% di Generali). Le dimissioni di Caltagirone potrebbero accelerare, secondo gli analisti di Intesa, i tempi per la presentazione del piano industriale e di chi sarà chiamato a realizzarlo da parte del patto di sindacato. Si parla di metà febbraio, quando Generali pubblicherà la short list per il rinnovo del board. La lista definitiva da parte del cda uscente è attesa a metà marzo, mentre i pattisti potrebbero aspettare i tempi concessi dallo Statuto (deposito entro i 30 giorni dall'assemblea), pur consapevoli della necessità di garantirsi un periodo utile per convincere gli investitori istituzionali (34,75% di Generali, a cui si aggiunge il 7,93% detenuto da enti e fondazioni) e i piccoli risparmiatori (22,59%).

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