Auto, in Europa maggio -56,8%. E l'Antitrust insiste su Fca-Psa

Il Covid-19 non dà tregua. Mirafiori: -57% le vendite. Approfondimenti Ue sulla concorrenza nei furgoni

Auto, in Europa maggio -56,8%. E l'Antitrust insiste su Fca-Psa

Due i riflettori puntati sul settore automobilistico europeo: il primo, riguarda le immatricolazioni, con maggio ancora pesantemente colpito dall'effetto Covid-19 (-56,8% con Fca che segna -57%); il secondo, si riferisce all'Antitrust e al futuro matrimonio Fca-Psa. In questo caso, è giunta la conferma dell'avvio da parte di Bruxelles dell'approfondimento sulla possibile riduzione della concorrenza post fusione nei veicoli commerciali. In molti Paesi, infatti, i due gruppi sono già leader di mercato in questo segmento.

Il dossier, nelle mani della vicepresidente esecutiva Margrethe Vestager, potrebbe durare fino a quattro mesi e costringere i due partner a far slittare le nozze. Da parte loro, Fca e Psa ricordano, però, come diverse autorità Antitrust hanno già dato l'ok e che continueranno a collaborare con Bruxelles «per fornire risposte con lo stesso spirito costruttivo che ha contraddistinto la fusione sin dall'inizio». I due gruppi, comunque, contano di chiudere la fusione entro il primo trimestre 2021.

Resta da vedere l'andamento del mercato europeo, in particolare i Paesi che godranno di incentivi (per ora solo Francia, Germania e Spagna) e se in autunno ci saranno i primi timidi segnali di ripartenza, Covid-19 permettendo. Intanto, si avvicina l'erogazione del prestito da 6,3 miliardi per le attività italiane di Fca, garantito da Sace ed erogato da Intesa Sanpaolo, che servirà a finanziare le iniziative correnti del gruppo e i fornitori. Mancherebbe, secondo Bloomberg, solo la firma del ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, e l'ok della Corte dei Conti. Ma tutto potrebbe risolversi già in settimana.

E decisivi, i prossimi giorni, lo saranno anche per un primo segnale concreto del governo in tema di incentivi, il piano di maxi rottamazione e altri sostegni indispensabile per far ripartire il comparto in Italia. Gli emendamenti devono ancora essere discussi in Commissione Bilancio, quindi, se ci sarà l'ok con l'inserimento nel Decreto Rilancio, inizierà l'iter parlamentare. Permangono le divisioni tra i 5 Stelle, con l'ala che fa capo al capogruppo alla Camera, Davide Crippa, contraria agli aiuti se non per quelli indirizzati solo alle vetture elettriche e ibride. Più aperti verso le istanze della filiera sarebbero, invece, il ministro allo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, e il suo vice, Stefano Buffagni. Dal Pd continuano le pressioni sugli intransigenti dei 5 Stelle affinché rivedano le posizioni. E qui potrebbero entrare in gioco gli immancabili scambi di favore i cui esiti, però, sono sempre incerti. Resta poi l'incognita Giuseppe Conte.

In Europa, intanto, nei primi 5 mesi sono andate perse quasi 3 milioni di immatricolazioni e l'Italia, evidenzia Unrae, rimane il fanalino di coda come quota di mercato delle auto ricaricabili: il 3-3,3% contro il 16,1% del Regno Unito e il 7,3-7,5% di Germania e Francia. «Limitarsi a sostenere la sola domanda di auto ricaricabili - avverte Andrea Cardinali, direttore generale di Unrae - significa ignorare i meccanismi del mercato e la drammatica situazione del parco circolante nel Paese».

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