Bankitalia riapre il caso Fininvest-Mediolanum

Nonostante il verdetto negativo del Consiglio di Stato, la Bce ordina di cedere il 20% della banca

La Banca d'Italia ci riprova: Fininvest, su ordine della Bce, deve vendere il 20% circa di Banca Mediolanum, ovvero la quota eccedente il 9,9% del capitale. Nonostante a questa richiesta, avanzata nel 2014, il gruppo Fininvest si è già opposto nei tribunali amministrativi, ottenendo ragione in secondo grado dal Consiglio di Stato nel marzo scorso, ora si ricomincia.

La vicenda è legata alla condanna definitiva per Silvio Berlusconi nel processo Mediatrade, per frode fiscale. Condanna che, secondo Bankitalia, privava Fininvest (controllata da Berlusconi) dei requisiti di onorabilità necessari per essere autorizzati a superare il 10% dei diritti di voto in una società bancaria, con riferimento all'art 24 del Testo unico bancario (Tub). Per questo Bankitalia ha ordinato la cessione del 20%. Ma Fininvest ha vinto il ricorso sulla base della tesi che i requisiti reputazionali non possono essere applicati a Berlusconi su partecipazioni detenute da anni; ben prima del 2014, quando è entrata in vigore la disciplina Ue che ha esteso il Tub a chi detiene quote oltre il 10% anche di società di partecipazione finanziaria mista quale Mediolanum.

Ma Bankitalia non si è data per vinta e ha insistito. Ripresentando alla Bce (che con la vigilanza unica entrata in vigore nel 2015 interviene su queste materie su tutte le banche Ue) la richiesta di vendere i diritti di voto di Fininvest in seguito alla fusione che, l'anno scorso, ha incorporato la holding Mediolanum nella Banca Mediolanum, cambiando quindi la natura societaria del gruppo. Ma, di fatto, riproponendo esattamente la stessa questione.

Può essere che si tratti di atti dovuti, ma pare che Bankitalia non si sia risparmiata, al punto da presentare, nel dossier alla Bce, anche la posizione giudiziaria (condanna in secondo grado) di Pier Silvio Berlusconi (che pure non ha cariche in Mediolanum) per Mediatrade. Una condanna che poi - la scorsa settimana - è stata annullata dalla Cassazione con formula piena. Né pare comprensibile una tale insistenza sui requisiti del socio Fininvest per la «sana e prudente gestione» di Mediolanum, laddove si tratta di una banca che, in un contesto di sofferenze, crisi, buchi e crac, non ha mai mostrato alcuna debolezza.

Ora Fininvest aspetta il provvedimento operativo che spetterà di nuovo a Bankitalia, ma già è certo il ricorso in tutte le sedi. A cominciare dalla Corte di Giustizia europea

MZ

Commenti