La Bce avvisa le banche: "Choc sui crediti con lo stop agli aiuti"

La Vigilanza teme una ondata di perdite. Oggi cda di Mps, occhi puntati sull'aumento

La Bce mette in guardia Roma: il ritiro prematuro e simultaneo di moratorie, sovvenzioni e prestiti garantiti può portare a uno choc, innescando un'ondata di perdite e di crediti insoluti che andranno ad appesantire i bilanci bancari. Lo evidenzia il Rapporto sulla Stabilità Finanziaria pubblicato ieri. L'allarme è rivolto sul cosiddetto «cliff effect» è rivolto a tutti i Paesi dell'Unione, ma a rischiare di più sono Paesi come l'Italia che hanno puntato su moratorie, aiuti diretti e rinvio delle scadenze fiscali per contrastare gli effetti della pandemia. Lo stop precoce alle misure di sostegno pubblico, secondo quanto evidenziato dal Rapporto, potrebbe «trasformare i problemi di liquidità delle aziende osservati a inizio della pandemia in problemi di solvibilità». In questo scenario «il rapido rialzo dell'indebitamento aziendale e pubblico aumenta nel medio termine il rischio di stabilità finanziaria posto che sia le banche sia lo Stato sono esposti alle conseguenze della pandemia in corso».

In questo contesto si leggono anche le dichiarazioni rilasciate ieri mattina da Yves Mersch, vicepresidente del supervisory board della Bce al Financial Times in relazione all'attesa revisione da parte della Bce dello stop ai dividendi imposto alle banche la scorsa primavera fino a fine anno e su cui Francoforte dovrebbe pronunciarsi il prossimo 10 dicembre. Mersch, pur aprendo degli spiragli riguardanti il ritorno di una politica di retribuzione degli azionisti da parte degli istituti di credito, sottolinea come alcune banche stiano utilizzando degli «scenari davvero molto ottimistici» all'interno dei modelli interni utilizzati per determinare le rispettive necessità di capitale. Forse troppo, considerando le prospettive di pressione sulla profittabilità evidenziate dal Rapporto.

In Piazza Affari, nel frattempo, Monte Paschi rimane osservata speciale della Bce e non solo. Ieri Rocca Salimbeni ha annunciato l'avvenuta scissione di 8,1 miliardi di crediti deteriorati ad Amco, mentre oggi è in agenda un cda. Il vertice, in teoria, dovrebbe trattare anche del ripristino dei requisiti minimi di capitali previsti dalle autorità europee (Srep) dopo lo «shortfall» (carenza) complessivo registrato con la trimestrale. Tuttavia, secondo gli operatori, è improbabile che oggi sia presa una direzione definitiva sull'aumento di capitale (si dice 2,5 miliardi), condizione necessaria a Mps per sposarsi.
Il problema è prima politico: il Tesoro (primo socio dell'istituto senese con il 68%) è da tempo in pressing su Unicredit per convincere l'amministratore delegato di Piazza Gae Aulenti, Jean-Pierre Mustier, a salvare il Monte, ma la quadra non è ancora stata trovata. Alcune fonti sostengono che, almeno al momento, tutte le alternative restano aperte: Mps stand alone con il benestare della Bce a un'ulteriore presenza del Tesoro, un matrimonio con Unicredit o persino la possibilità, sempre dietro ricca dote governativa, di confluire nel polo a cui Bper e Banco Bpm potrebbero dare vita.

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