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Bce lascia invariati i tassi. Stretta rinviata a giugno

Lagarde: "Abbiamo discusso intensamente del rialzo, aumentati i rischi di più inflazione e minore crescita"

Bce lascia invariati i tassi. Stretta rinviata a giugno
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Tassi fermi per ora, ma con un segnale di possibile rialzo già a giugno. La Banca Centrale Europea ieri ha scelto la prudenza, mantenendo invariati i principali riferimenti depositi al 2%, rifinanziamento al 2,15% e marginal lending al 2,40% ma ha aumentato il livello di allerta su inflazione e crescita, entrambe condizionate dalla crisi energetica legata alla guerra in Medioriente.

"Abbiamo discusso intensamente un eventuale rialzo", con un confronto "approfondito" prima di convergere all'unanimità sulla proposta del capo economista Philip Lane di lasciare invariato il costo del denaro, ma "sulla base di informazioni ancora insufficienti", ha detto la presidente della Bce Christine Lagarde (in foto). È la prima volta che l'opzione viene esplicitata con tale chiarezza in conferenza stampa, offrendo un'indicazione precisa della direzione che la politica monetaria potrebbe imboccare già nel prossimo meeting. La riunione di giugno sarà quindi "il momento giusto" per rivalutare lo scenario, anche alla luce delle nuove stime macroeconomiche e di una maggiore visibilità sull'eventuale trasmissione del caro-energia all'economia reale. "C'è una tale incertezza che dobbiamo comprenderla meglio", ha spiegato Lagarde, ammettendo che l'Eurotower si sta "allontanando dallo scenario di base".

I dati confermano il dilemma: l'inflazione è risalita al 3% ad aprile, sopra il target del 2%, mentre il Pil dell'Eurozona ha rallentato allo 0,1% nel primo trimestre. "I rischi al rialzo per l'inflazione e al ribasso per la crescita si sono intensificati", segnala Francoforte, evidenziando come un prolungamento del conflitto possa amplificare gli effetti sui prezzi e sull'attività economica. Nel frattempo, anche le altre banche centrali restano caute: la Fed mercoledì ha confermato i tassi per la terza riunione consecutiva, mentre la Bank of England ieri ha congelato il costo del denaro tagliando le stime di crescita. Per i mercati, tuttavia, la pausa appare solo temporanea. I futures indicano due rialzi entro fine anno, per complessivi 50 punti base, con un possibile terzo intervento a inizio 2027. Resta però il rischio di comprimere ulteriormente una crescita già debole.

Come evidenziano gli analisti di Goldman Sachs, la Bce sembra voler "guardare oltre le pressioni inflazionistiche di breve", ma una crisi energetica prolungata potrebbe imporre un ritorno a politiche più restrittive. In questo equilibrio fragile tra inflazione e stagnazione si gioca la prossima mossa di Francoforte, con effetti diretti anche sulle famiglie europee, in particolare su chi ha mutui a tasso variabile.

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