Befera: «Il nemico non è l'evasore ma chi spreca il denaro pubblico»

«Gli evasori non sono il vero nemico dell'Agenzia delle entrate perché danno senso al nostro lavoro. Il vero nemico è chi spreca denaro pubblico». Spiazza i presenti il direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, parlando alla Summer School della Fondazione «Magna Carta», a Frascati. Paradossale, ma sincero: «Un evasore - ha detto - contrasta l'Agenzia delle entrate, ma è colui che dà senso al mio lavoro. Se io lo contrasto faccio bene il mio lavoro, ma se il denaro che incasso viene sprecato e usato per fini illeciti allora chi spreca quel denaro che ho recuperato toglie senso al mio lavoro».
Di conseguenza, combattere chi spreca denaro pubblico «è il cambiamento più efficace che dobbiamo fare».Ben venga dunque il lavoro intrapreso dal governo sulla revisione della spesa.
Certo, contano anche le cifre: e ai giornalisti che gli chiedono una previsione per il 2013 Befera risponde senza farsi pregare. «I risultati della lotta all'evasione - ha spiegato - sono in linea con quelli dell'anno scorso». E nel 2012 gli incassi della lotta all'evasione si sono attestati a 12,5 miliardi.
Ma soprattutto per Befera contano i segnali di cambiamento. «Prima - ha detto - ci si vergognava a chiedere lo scontrino, oggi gli scontrini vengono chiesti più spontaneamente. Ci sono progressi importanti di cambiamento in questo senso». L'Italia, ha aggiunto Befera, è un Paese «dove l'evasore prima era considerato un furbo da imitare, ma nel caso del lavoratore dipendente che non lo può imitare era un furbo da invidiare. Pagare le imposte è un dovere democratico - ha sottolineato il direttore dell'Agenzia delle entrate - oggi tutti devono contribuire alla spesa pubblica, e il Fisco è anche un momento di redistribuzione che in momenti di crisi è essenziale: non pagare le imposte limita la capacità di redistribuire e, quindi, limita l'equità del sistema. Stiamo cercando di combattere la cultura della furbizia e questo mondo piano piano sta cambiando».
E a questo proposito sull'informatizzazione sono stati fatti «passi avanti notevolissimi» che hanno consentito di ridurre il numero dei controlli facendoli più mirati. «Facciamo meno controlli di prima, ma li facciamo più mirati», ha riferito il direttore dell'Agenzia delle entrate. «Facciamo analisi di rischio che ci consentno di essere più precisi sui soggetti da controllare, non andiamo a naso». Una rassicurazione indiretta agli italiani preoccupati dal redditometro: la stessa Agenzia ha già spiegato che le lettere non saranno inviate a casaccio, ma solo a chi ha forti scostamenti tra reddito e spese.