Bernanke: «Preoccupa il rally di Wall Street»

Wall Street sta correndo troppo? Comincia a chiederselo anche Ben Bernanke, proprio colui il quale è accusato da alcuni economisti di aver gonfiato con gli steroidi del quantitative easing il mercato azionario. «Alla luce dell'attuale ambiente macro caratterizzato da tassi di interesse ultrabassi - ha detto ieri il presidente della Federal Reserve - guardiamo con estrema attenzione a ogni esempio di corsa ai rendimenti e di altre forme di eccessiva assunzione del rischio, che in potenza potrebbero avere ripercussioni sui prezzi degli asset e sulla loro relazione con i fondamentali». È una preoccupazione legittima, quella del numero uno della Banca centrale Usa, anche se per qualcuno arriva con colpevole ritardo. Cioè dopo aver lasciato briglie sciolte alla cavalcata rialzista del Dow Jones e dello Standard&Poor's 500 nonostante l'andamento dell'economia reale poco brillante. E, infatti, le sue parole hanno subito colto nel segno: il rally si è interrotto, seppur senza provocare scossoni negli indici (-0,14% il Dow Jones a un'ora dalla chiusura di Wall Street).
Bernanke ha ovviamente tenuto le carte coperte su quali asset la Fed sta monitorando. Ha però spiegato che tra i fattori sotto osservazione ricadono il ricorso alla leva finanziaria, la repentinità negli scostamenti dei prezzi, il livello di liquidità e la correlazione del valore delle attività con le condizioni più ampie dei mercati finanziari.
Insomma, tutti elementi che possono concorrere alla creazione di una bolla. Per la prima volta, il banchiere più potente del mondo ha parlato in termini espliciti di bubble, ammettendo che alcune di queste potrebbero non essere identificabili in anticipo, ma che Washington ha «strumenti di ampia portata» per poterle gestire.
Bernanke ha poi espresso qualche timore per il sistema delle banche ombra, fatto di fondi speculativi che «potrebbero non essere ancora capaci di fare fronte a un default», e per le too big to fail, per le quali si ipotizzano ulteriori requisiti di capitale. Ma ciò che più dovrebbe inquietare la Fed è che l'esuberanza di Wall Street ha attirato come mosche sul miele i piccoli risparmiatori, inducendoli a indebitarsi pur di mettere le mani sui titoli. A fine marzo, stando a dati del Nyse, gli investitori americani avevano comprato titoli a debito per 380 miliardi di dollari, a un soffio dal record di 381,4 miliardi raggiunto nel luglio 2007.

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