Avete attivato il "super-bonus?" E adesso il Fisco può "rovinarvi"

Il Superbonus del 110% sarà un affare per pochi colossi. Controlli infiniti, burocrazia, pratiche contorte per chi sognava un restyling della propria casa

Avete attivato il "super-bonus?" E adesso il Fisco può "rovinarvi"

Il boom edilizio nato nei gloriosi anni Sessanta ha bisogno di una ritinteggiata. E così, anche per fare un favore al Paese, il governo si è impegnato nei mesi scorsi di varare l’ormai arcinoto Superbonus del 110%. Sembrava una vera e propria svolta. Una panacea a tutti i mali (economici) del Belpaese. Più o meno tutti sognavano una nuova facciata con cappotto termico, qualche infisso di ultima generazione, una caldai che facesse spendere poco in bolletta. Insomma, chi più chi meno, tutti in questo periodo si sono informati per dare vita a un restyling della propria abitazione.

Peccato che i giallorossi abbiano bluffato. Tra ingarbugliamenti burocratici, minacce di sanzioni, controlli eterni, gli italiani hanno preso paura. E tutto l’ambaradan rischia di collassare. Certificando l’ennesima brutta figura di chi ci governa. I proprietari di casa, che sono oltre l’86% della popolazione, avevano sognato di rimettere in sesto appartamenti, villette, palazzi interi. Il tutto a spese dello Stato. Peccato che il Superbonus ristrutturazione sia un affare troppo complicato da poter funzionare. L’dea di ristrutturare il patrimonio immobiliare del nostro Paese sarà un affare riservato a pochi colossi. Oltre alle banche, spiega Libero, è entrata in partita anche Generali con ben due proposte per subentrare nel credito e svolgere tutti gli adempimenti.

L’accollo del 100% degli oneri di ristrutturazione fa gola a molti. Le banche per un rendimento del 10% oggi farebbero carte false, se poi c’è la garanzia statale c’è da festeggiare per i prossimi anni. La parte che davvero spaventa del Superbonus è soprattutto quella burocratica. Chi ci ha perso un po’ di tempo (tra questi anche gli addetti ai lavori) ha dovuto troppo spesso arrendersi. E quello che doveva rappresentare la panacea per risollevare il settore edilizio in profonda crisi da decenni, si è rivelato un gomitolo di adempimenti impossibili da sciogliere.

Da tenere sott’occhio sono gli aggiornamenti normativi. Si accavallano. Si muovono nell’ombra. E spezzano le speranze. Ecco la loro unica funzione: il caos. Gli esperti parlano ormai apertamente di una vera e propria gimcana tra gli adempimenti. C’è anche chi ha fatto il conto. La Confartigianato Piemonte (oltre 49mila imprese presenti in tutta la filiera produttiva, ben 150mila addetti), ha scoperto che il fantomatico volano che dovrebbe far ripartire il mattone grazie ai fondi stanziati dallo Stato, con il supporto delle banche, per il momento ha partorito soltanto una marea di incertezze.

Per ambire a intercettare i fondi, chi si mette in testa di fare il lavoro, deve fare i conti con un groviglio di moduli. Per citarne uno: gli atti da presentare per la cessione del credito sono in media 36. Che nel caso di un condominio lievitano almeno a 90. Poi ci sono i controlli per 5 anni a far sudare freddo. Il fisco ha 5 anni per verificare l’idoneità dell’intervento. Il rischio? Dover restituire gli importi goduti, gravati da pesanti sanzioni.

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