Bonomi a un passo da Confindustria

"Ha la maggioranza assoluta". Ma Mattioli non si rassegna e punta sul voto del 26

Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda, è a un passo dalla presidenza di Confindustria. I tre saggi che compongono la commissione incaricata di selezionare i candidati lo hanno messo nero su bianco nella «relazione di designazione», dove si legge che «il candidato Carlo Bonomi risulta avere un consenso superiore alla maggioranza assoluta (sottolineato in neretto, ndr) dei componenti del Consiglio Generale e dei voti assembleari. Il dato è ancora più eclatante se il calcolo viene riferito ai soli componenti il Consiglio Generale ed ai voti assembleari che hanno partecipato alle consultazioni. In tal caso i consensi superano il 60 per cento». Il riferimento è alle 231 audizioni effettuate in febbraio e marzo, a cui hanno partecipato 162 del Consiglio Generale (88,5% del totale di 183 componenti), e alle indicazioni arrivate da 105 Associazioni, pari all'87% del totale dei voti assembleari effettivamente esercitabili. In altri termini i saggi Andrea Bolla, Carmela Colaiacovo e Andrea Tomat certificano che l'assenso del sistema confindustriale per Bonomi è «un largo consenso, diffuso su tutto il territorio nazionale e tra i principali settori industriali. Ed equivale numericamente a 108 voti in Consiglio Generale. Contro circa 47 voti della sfidante, la vicepresidente di Confindustria Licia Mattioli.

Per questo Mattioli, a inizio settimana, è stata invitata a ritirarsi. Anche per «l'inopportunità della prosecuzione del confronto elettorale su tali presupposti, in un momento in cui nel Paese risuonano appelli a coesione e convergenza e un responsabile passo indietro sarebbe stato fortemente», scrivono i saggi. Ma senza successo: la ex presidente degli industriali torinesi, vicina al presidente uscente Vincenzo Boccia e forte sostenitrice del direttore generale di Confindustria Marcella Panucci, ha espressamente rivendicato il suo diritto a presentarsi candidata di fronte al Consiglio Generale del 26 marzo che indicherà il presidente designato. Lo ha fatto anche attraverso un paio di interviste che hanno urtato non poco i saggi, al punto che è stata valutata, presso i probiviri, l'ipotesi di «squalificare» Mattioli. Strada che però, anche per il parere contrario, tra i probiviri, di Sergio Arcioni (Lecco), non è parsa opportuna.

Il tema sarà ora quello delle modalità di voto dei 183 aventi diritti nel Consiglio Generale del 26. Che, con la pandemia, dovranno essere certamente a distanza. E si lavora al voto via «pec», con controllo notarile. Mentre l'ipotesi di un rinvio, con prorogatio di Boccia, non sembra raccogliere molti consensi. Né sarebbe molto comprensibile. Anzi, il sistema punta a un nuovo presidente con mandato quadriennale pieno al più presto per avere un interlocutore forte di fronte a politica ed Europa.

Per quanto riguarda Mattioli, che arriva al rush finale un po' «ammaccata» dalla lettera di designazione, dal suo entourage filtrano numeri un po' diversi, con più indecisi, secondo i quali la partita resta aperta. Mattioli, dicono i suoi, interpreta un modo di vivere Confindustria che è per la partecipazione perché Confindustria vive se c'è partecipazione. Ed è per tenere fede a questa idea che è per lei doveroso andare avanti. Come le chiedono tutti i suoi sostenitori.

Ieri il Consiglio ha ascoltato i due candidati ammessi. Era la data attesa per il confronto. Ma l'impressione è che i programmi, peraltro molto simili, contino assai poco rispetto a considerazioni diverse. Sempre più interne a un'associazione in cerca di nuova identità.

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