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Borse europee, in fumo 1.700 miliardi dall'inizio del conflitto in Medioriente

Pressione sui rendimenti dei titoli di Stato decennali italiani. Il Bund tedesco è ai massimi dal 2011 e cresce lo spread

Borse europee, in fumo 1.700 miliardi dall'inizio del conflitto in Medioriente
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Le ombre della guerra in Iran continuano a bruciare miliardi sulle Borse di tutto il mondo. Sulla scia di una nuova escalation via terra, con gli Stati Uniti che stanno mandando verso il Medioriente tre nuove navi da guerra con oltre 2.500 marines, l'Europa ha chiuso in rosso anche l'ultima seduta della settimana. Il Ftse Mib di Milano ha archiviato la seduta lasciando sul terreno l'1,9% a circa 42.840 punti, tornando ai livelli di novembre 2025. Stessa sorte anche per le altre principali Borse europee: il Dax di Francoforte ha ceduto il 2,23% e il Cac 40 di Parigi l'1,82%, mentre il Ftse 100 di Londra perde l'1,57%. In sole tre settimane, ovvero dall'inizio della guerra, lo Stoxx 600, ovvero l'indice che raccoglie le principali società quotate europee, ha subito un calo del 9,5%, mandando in fumo oltre 1.700 miliardi di capitalizzazione. Nello stesso periodo, l'S&P 500 ha perso circa 2mila miliardi di dollari.

I timori di un conflitto ben più lungo del previsto e la minaccia di un'inflazione pronta ad investire i mercati, anche i titoli di Stato finiscono sotto la lente. Infatti, mentre il prezzo del petrolio continua a salire (ieri il Brent è arrivato a 113 dollari al barile alle ore 20 italiane) e il prezzo del gas si è fermato a 59,2 euro al megawattora, sono molti gli investitori - e gli esperti - che scommettono su un inasprimento della politica monetaria delle banche centrali. Guardando agli Stati Uniti, dove ora la probabilità di un rialzo dei tassi della Fed entro fine anno si è alzata al 50%, il rendimento del Treasury decennale è salito al 4,36%, picco che non si vedeva dalla scorsa estate. Sorte simile in Europa dove, dopo la riunione di mercoledì della Bce, c'è aria di tre possibili rialzi entro la fine dell'anno. Così, in poche ore, lo spread Btp-Bund è salito a 92 punti base (+11,7%), portandosi ai massimi dal giugno 2025. Il rendimento del Bund tedesco, spesso utilizzato come punto di riferimento per valutare il rendimento e il rischio degli altri titoli di Stato nell'Eurozona, si è attestato al 3,03%, ai livelli più alti dal 2011, mentre quello del titolo italiano decennale è salito al 3,93%, ai massimi dal dicembre 2024. I rendimenti italiani sono aumentati quasi il doppio rispetto a quelli tedeschi ieri e questo ha fatto aumentare lo spread tra i due, un chiaro indicatore del sentimento di rischio verso l'Italia. Questo perché le obbligazioni tricolori sono state messe sotto pressione dall'inizio della guerra in Iran, emergendo come l'anello debole dell'area euro.

Però, come spiegato da Bloomberg, a differenza delle precedenti vendite, spesso guidate da preoccupazioni per le finanze italiane, questa volta la mossa è causata da trader che puntavano a incassare rendimenti più elevati, una strategia popolare nei periodi di calma. Una fase di calma che ha ormai abbandonato il mercato.

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