Borse, i tecnologici trainano la ripresa

Facebook, Google e Amazon protagoniste di Wall Street. A Milano su Nexi e Fineco

La tecnologia ha messo le ali agli indici americani permettendo a Wall Street di lasciarsi alle spalle i minimi di marzo. Il Nasdaq ha terminato la settimana a 10.363 punti (dai minimi del 23 marzo a 6.860) dopo aver toccato martedì i nuovi massimi di sempre 10.837 punti, mentre l'S&P500 è ritornato ai livelli pre-Covid grazie soprattutto ai cinque titoli hi tech che da soli valgono il 23% della capitalizzazione dell'indice, ovvero Apple e Microsoft, Amazon, Alphabet (la holding di Google) e Facebook. L'indice rappresentativo dell'impresa americana ha così chiuso la settimana a 3.215 punti in recupero di quasi il 50% dai minimi registrati il 23 marzo a 2.237 punti.

Protagonista del rally è il comparto hi-tech con Amazon che ha guadagnato il 60% dai minimi (da inizio anno pochi punti in più), Alphabet il 43% (+11% da inizio anno), Apple il 63% (+20%), Facebook il 55% (+5%) e Microsoft il 48% (che scende al +20% rispetto ai livelli di gennaio). Tuttavia, nonostante gli stimoli massicci all'economia varati da Washington, la big corporate tradizionale a stelle e strisce mostra qualche affanno soffocata dalla caduta libera dei titoli attivi nel turismo, nel mercato dell'auto, nell'energia e nella finanza. L'emergenza Covid ha spazzato via l'idea dei baluardi storici della resilienza borsistica, i cosiddetti safe haven, che presentano forti cali rispetto a inizio anno. Wall Street ha così eletto a nuovi porti sicuri i campioni hi-tech che si sono adeguati più rapidamente alla normalità dettata dai tempi della pandemia grazie a business come il cloud computing, lo streaming e la consegna a domicilio di beni e servizi.

L'ascesa dell'S&P 500 concentrata sull'hi-tech divide gli esperti tra chi come Stephen Suttmeir di Bank of America si aspetta un «rally estivo» e chi alza un sopracciglio di fronte al dominio incontrastato dei colossi hi-tech sull'S&P500 (parallelo, per di più, a quello registrato sul Nasdaq). Vincenzo Longo di Ig non nasconde «i diversi campanelli di allarme su una bolla tech» che potrebbero guidare, nelle prossime due settimane, una correzione del 7-10% sul Nasdaq e del 5-7% sull'S&P500. Ciononostante, l'esperto sottolinea anche che «diversamente dalla bolla dot-com del 2000, queste aziende producono utili in aumento (il 14% degli utili dell'intero S&P500 è generato dai 5 campioni hi-tech) e ricavi colossali». E proprio i diversi ritmi di crescita tra old e new economy, secondo Carlo De Luca di Gamma Capital Markets, fanno sì che per il Nasdaq ci possano essere ancora spazi di miglioramento nonostante un rapporto tra prezzo e utili attesi a fine anno pari a 50 (in calo a 35 sugli utili 2021) rispetto ai 22,5 (22,6 sui profitti 2021) dell'S&P500.

In Piazza Affari, in mancanza di una solida base hi-tech, il Ftse Mib con i suoi 20.075 punti è decisamente indietro rispetto a 23.386 punti di inizio 2020 e ancora di più dai massimi visti il 19 febbraio a 25.477 punti, due giorni prima dalla scoperta del primo caso di Covid a Codogno. Il listino delle blue chip tricolori è tuttavia riuscito a macinare 5mila punti dai minimi di marzo. In questo contesto sono rari i titoli che mostrano una performance positiva dai livelli di metà febbraio quando Piazza Affari aveva toccato i massimi: Diasorin passata da 119 a 162 euro e Recordati da 40 a 46,9 euro. Ad essere più penalizzati sono i titoli finanziari ed energetici, mentre brand come Ferrari e Campari o la grande industria (Buzzi e Interpump) stanno, lentamente, riacciuffando i livelli pre-pandemici. La situazione migliora prendendo come punto di partenza gennaio con Nexi in rialzo del 56%. Stm del 52%, , Ubi del 43%, Fineco del 30% ed Enel del 26 per cento.

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