Bruxelles sotto accusa: "Su banche e aiuti di Stato due pesi e due misure"

Interrogazione di Tajani al commissario Vestager. Anche l'Eba chiede chiarimenti

Bruxelles sotto accusa: "Su banche e aiuti di Stato due pesi e due misure"

La Commissione europea non può continuare a usare due pesi e due misure nella risoluzione delle crisi bancarie e, soprattutto, deve adottare normative chiare in materia di concorrenza per evitare il ripetersi di eventi disastrosi come quelli che hanno riguardato Popolare di Bari e Tercas e, soprattutto, le quattro banche «risolte» nel 2015. È questo il senso di un'interrogazione presentata alla commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager, dall'ex presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani.

La disputa nasce da una recente richiesta di chiarimenti inviata dall'Eba, l'Autorità bancaria europea, alla stessa Vestager. In particolare, l'organismo ha osservato che «non è completamente chiaro quando l'uso dei fondi per prevenire un fallimento si qualifica come sostegno pubblico finanziario straordinario», alla luce della direttiva sui fondi di garanzia. Si tratta di un chiaro riferimento allo stop all'intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) nel salvataggio di Tercas da parte di Banca Popolare di Bari con circa 300 milioni.

L'operazione, realizzata tra 2013 e 2014, fu giudicata dalla Commissione Ue nel 2015 (quando Vestager era già in carica) un aiuto di Stato perché, anche se partecipato da soggetti privati come le banche, è soggetto al coordinamento pubblico della Banca d'Italia. Solo a marzo 2019 la Corte di Giustizia Ue su ricorso del nostro Paese ha giudicato legittimo tale intervento. Ma ormai troppo tardi perché Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti erano già state sottoposte al «burden sharing» con l'azzeramento degli azionisti e degli obbligazionisti subordinati in quanto l'intervento del Fitd era stato bloccato. L'Eba e Tajani, nella loro rispettiva richiesta di chiarimenti, hanno aperto due fronti, entrambi difficili per Vestager.

In primo luogo, l'assimilazione dei fondi di garanzia dei depositanti a un aiuto di Stato è stata effettuata sulla base di una normativa emanata nel 2012 dalla Commissione senza confronto con il Parlamento Ue. In secondo luogo, fatto ancor più grave, un soggetto privato come il Fitd, che non grava sulle spalle dei contribuenti perché alimentato con i mezzi propri delle banche, è stato penalizzato rispetto allo Stato e ai Laender tedeschi che hanno potuto salvare Nord Landesbank con risorse pubbliche. Il paradosso fu denunciato dal presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, successivamente alla sentenza di Lussemburgo.

«Le determinazioni di Vestager hanno aggravato le crisi bancarie in Italia: sono diventate più costose per i risparmiatori, gli investitori e le banche concorrenti. Le conseguenze di una sentenza sono giuridiche, economiche e anche istituzionali», dichiarò auspicando un passo indietro della commissaria.

L'Eba, ha spiegato Tajani, «sottolinea l'esistenza di zone d'ombra e una mancanza di chiarezza nell'interpretazione che la Commissione dà delle regole in materia di aiuti di Stato nel settore bancario». E quindi il vicepresidente di Forza Italia ha chiesto «come intenda la Commissione rispondere per evitare opacità e distorsioni».

Quel che è certo è che, in generale, è necessario rivedere le norme per evitare distorsioni del mercato interno, completare Unione bancaria e mercato dei capitali. Secondo Tajani, infatti, occorre una chiara distinzione tra regole su aiuti di Stato volti ad assicurare la libera competizione, e interventi volti a garantire la stabilità finanziaria. «Sono due obiettivi diversi da perseguire con strumenti normativi diversi», ha spiegato al Giornale precisando che «diventa ogni giorno più urgente una riforma complessiva delle anacronistiche regole Ue in materia di concorrenza rispetto alle dinamiche del mercato globale» che rischiano di frenare la crescita dimensionale delle imprese rispetto ai giganti di Usa, Cina e India.

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