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"Byd vuole essere europea. Ok alle nuove regole ma Bruxelles sia chiara"

Il consulente del colosso dei veicoli cinesi Alfredo Altavilla: "Puntiamo a crescere in modo capillare"

"Byd vuole essere europea. Ok alle nuove regole ma Bruxelles sia chiara"
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Il marchio Byd ha davanti a sé un futuro sempre più europeo?

"Assolutamente sì. Questa era la strategia impostata e che stiamo portando avanti con grande determinazione sia da un punto di vista produttivo, grazie allo stabilimento in Ungheria al via nel secondo trimestre, sia sotto l'aspetto commerciale, come dimostra la strategia che si sta implementando nella copertura capillare del mercato con i punti vendita e i punti assistenza".

Alfredo Altavilla, top manager di Fiat e Fca, dal 2 agosto 2024 chiamato dai vertici del colosso Byd per ricoprire il ruolo di Special Advisor per l'Europa, ribadisce in questo incontro con il Giornale, la volontà di fare del gruppo di Shenzhen un'azienda europea.

"Non è una caso - ribadisce - che il nostro portafoglio prodotti comincia a diventare sempre più personalizzato per l'Europa".

Una strategia che peraltro comporta investimenti di tutto rispetto.

"Sicuramente. Ribadisco, però, che tutto questo fa parte della visione di lungo termine con cui Byd ha approcciato l'Europa, riconoscendo che c'è una profonda specificità del cliente europeo. E lo stesso riguarda le modalità di utilizzo dell'auto. Tutti i modelli che commercializziamo qui sono orientati alle abitudini e al modo di guidare europeo".

Ormai, in Europa vi siete lasciati alle spalle il concorrente americano Tesla.

"Oggettivamente, il grado di innovazione dei prodotti di Byd è il fattore che ci ha consentito di avvantaggiarci in maniera significativa sul mercato dell'elettrico rispetto a tutti gli altri".

Quali differenze, dunque, tra il cliente europeo e quello cinese?

"In Cina si guida molto lentamente e ci si sposta, di solito, per brevi percorsi. L'abitabilità posteriore risulta così premiante rispetto al trasporto dei bagagli, mentre la velocità non è un elemento significativo".

Byd e l'Italia: avete scelto Gioia Tauro (Reggio Calabria) per il vostro polo logistico al Centro-Sud.

"Man mano che crescono i volumi avremo sempre più casi come questo in cui ci allineiamo alle best practice dei costruttori europei".

In Italia, il 2025 si è chiuso per Byd con l'1,5% di quota mercato, a gennaio siete già saliti al 2,5% mantenendo la crescita a tre cifre. Quali obiettivi vi siete posti?

"Obiettivi importanti".

Cosa ne pensa dei gravi problemi al settore causati dalle scelte di Bruxelles.

"L'incertezza mi pare aumentata a dismisura. Ora pendiamo tutti dal cosiddetto Industrial Accelerator Act (la serie di regole Ue, tra cui l'introduzione del Made in Europe, al fine di rafforzare il Mercato unico, ndr) che dovrebbe essere promulgato il 25 febbraio. Vedremo".

Il suo parere sul Made in Europe, l'introduzione di requisiti di contenuto locale per l'industria?

"Il problema non è il Made in Europe per chi, come noi, ha una logica a lungo termine di voler essere un costruttore europeo con una filiera di componentistica europea. A essere un problema sono le regole con cui viene effettivamente adottato questo Made in Europe. Speriamo siano le più chiare e trasparenti possibili. L'errore di fondo di Bruxelles è quello di aver voluto porre una data fissa sul Green Deal per la quale, miracolosamente, tutti avrebbero dovuto passare all'elettrico. Non è successo, come era largamente prevedibile, e ora bisogna fare i conti con una transizione che sarà, gioco forza, molto più lenta e articolata".

Quindi?

"Credo si vada incontro a tempi molto difficili. Siamo in un periodo dove nessuno ha un orizzonte chiaro su quello che può succedere".

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