Vogliono toglierci i contanti: ecco perché

Le economie globali continuano a dirigersi verso nuovi modelli senza contante

Vogliono toglierci i contanti: ecco perché

Oltre 425 miliardi di euro previsti per il 2025 a fronte dei 174,3 miliardi registrati nel 2015. È questa la crescita esponenziale del mercato delle transazioni con no cash che il The European House - Ambrosetti (autorevole think tank italiano) ha stimato per il periodo 2015-2025.

Si tratta di cifre enormi che lasciano 'presagire' che l'economia, sia italiana che globale, si stia dirigendo, in modo sempre più rapido, verso un sistema cashless con tutte le incognite che questo potrebbe comportare; se da un lato il Covid-19 ha spinto i consumatori all'utilizzo delle transazioni elettroniche per i propri acquisti - accompagnati da programmi come il cashback del governo – oltre ai pro occorre analizzare anche i contro di un passaggio ‘epocale’ che dovrebbe essere ‘accompagnato’ in modo attento ma che, nei fatti, si sta "consumando" in una manciata di mesi.

Fino al 2025 è previsto un incremento medio annuo del 12,7% per le transazioni economiche, con 8 italiani su 10 che hanno dichiarato che le abitudini di acquisto tramite e-commerce avute durante il periodo Covid-19 continueranno anche finita l'emergenza; ed è qui che subentra un primo elemento da analizzare. L’e-commerce vede grandi player mondiali che poco hanno a che vedere con il sistema del terziario e del commercio “al dettaglio” che è stato a lungo protagonista della nostra economia; questo settore, però, si è trovato impreparato a gestire un nuovo modello di consumo e di rapporto domanda-offerta a causa, soprattutto, di una digitalizzazione che stenta a concretizzarsi nel nostro paese. Di conseguenza l’incremento della vendita in e-commerce non necessariamente rappresenta un elemento a favore della crescita del nostro Pil; non a caso nel programma cashless del governo le transazioni in e-commerce non sono stata valutate validi ai fini del cashback a differenza di quelle con pos e moneta elettronica.

Nel 2020 - secondo i dati dell’Osservatorio Innovative Payments della School of Management del Politecnico di Milano - gli italiani hanno fatto 5,2 miliardi di acquisti con carte elettronica, facendo passare la quota dei pagamenti dal 29 al 33% del numero totale di transazioni, con un valore complessivo di 268 miliardi di euro; ad avere l'incremento maggiore, come riportato in un articolo de Il Sole 24 Ore sono stati i pagamenti contactless (+29%, e 81,5 miliardi di euro di valore) e quelli tramite smartphone e wearable (+80% e 3,4 miliardi).

Complessivamente, l'anno passato, dunque, mentre si registrava un calo dei consumi di oltre il 13%, sono state fatte 5,2 miliardi di transazioni con un incremento del 4% che ha, quanto meno in parte, controbilanciato la crisi della categoria servizi (-47%) dovuta alla crisi del settore viaggi e turismo.

Ciò nonostante resta il Gap tra Italia e gli altri Paesi europei; secondo il Cashless Society Index 2021 - strumento di monitoraggio inerente il posizionamento dei Paesi europei in base a 16 Key Performance Indicator – l'Italia negli scorsi anni si è collocata negli ultimi posti di questa speciale classifica (in ventitreesima posizione su 28 Paesi) avanti solo ad Ungheria, Croazia, Grecia, Romania e Bulgaria. Anche con la crescita esponenziale registrata nell'ultimo anno, secondo il Cashless Society Speedometer il nostro Paese continua a non avere una velocità adeguata rispetto ai best performer europei che si muovono verso un'economia cashless con una media europea di 28,3 rispetto al 9,2 italiano.

Inoltre, come rilevato da ItaliaOggi, il nostro Paese si è classifica al terz'ultimo posto in Europa per numero di transazioni con carta pro-capite, con un valore 6 volte inferiore rispetto ai "best in class" europei: Danimarca con 386 transazioni pro-capite, Regno Unito (370 transazioni) e Svezia (360).

Ed ecco il secondo elemento di analisi; quali possono essere gli effetti di questo Gap del nostro Paese rispetto all’Europa per la nostra economia, considerando un sistema che dovrebbe essere sempre più di interscambio commerciale.

La Svezia, ad esempio, potrebbe diventare il primo Paese senza contanti entro il 2023; la velocità del cambiamento, però, ha portato il Parlamento e la Banca centrale a chiedere alle banche commerciali di mantenere circolanti banconote e monete per un periodo di tempo necessario a capire gli effetti di un futuro senza contanti.

Difatti, oltre ai vantaggi della moneta elettronica (che sono indubbiamente tanti), vanno analizzati anche gli effetti che potrebbero manifestarsi soprattutto se questo processo dovesse essere non regolamentato; si potrebbe andare a delineare un nuovo modello di consumo, sempre più diretto verso gli acquisti on line con buon pace dei negozi e dei propri dipendenti. Ed ecco un terzo elemento di analisi, riguardanti gli effetti sul sistema occupazionale.

Di certo si sta realizzando un sistema sempre più basato sul web anche per quanto riguarda il rapporto cliente – istituto di credito del proprio conto; apripista di questa trasformazione è stat ING Direct che ha stabilito dal 1° luglio 2021 la chiusura di tutti gli sportelli bancomat in tutte le sue filiali. Tutte le altre operazioni e servizi continueranno a essere disponibili da sito, app, servizio clienti e chat, oppure in presenza prenotando online l’appuntamento. Si potrà parlare con un Financial Coach per i prodotti di investimento.

Questo passaggio apre un ulteriore elemento di analisi riguardante il valore della moneta che, per lungo tempo, si è basato sul principio della velocità di circolazione. A cambiare sono, dunque, sia il concetto di velocità che di circolazione e che si legano a due aspetti, cioè la sicurezza e le nuove “forme” di moneta.

Per quanto riguarda la sicurezza; secondo i dati del Crif nella seconda metà del 2020 gli utenti che hanno ricevuto un avviso di un attacco informatico ai danni dei propri dati personali sono cresciuti del 56,7%, con particolare attenzione agli alert relativi a informazioni ritrovate sul dark web.

Infine i nuovi modelli di moneta, considerando che se la moneta è elettronica potrebbe prendere sempre più piede il concetto di criptovalute nonostante le differenze; difatti “il valore monetario memorizzato elettronicamente, ivi inclusa la memorizzazione magnetica, rappresentato da un credito nei confronti dell’emittente che sia emesso dietro ricevimento di fondi per effettuare operazioni di pagamento … e che sia accettato da persone fisiche o giuridiche diverse dall’emittente di moneta elettronica” (art. 2, n. 2, Direttiva 2009/110/CE; 2^ direttiva IMEL). Il confine, però, è sempre più labile aprendo il dibattito sul sistema di regolamentazione di questa moneta che sta prendendo sempre più piede e valore.

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