Cattolica, arriva il diktat dell'Ivass

L'Authority: "Un profondo ricambio del cda. E la cessione delle azioni del recesso"

Nuovo colpo di scena in Cattolica. L'Ivass, dopo aver imposto il rafforzamento patrimoniale del gruppo la scorsa primavera, è intervenuta anche sulla sua gestione. L'Authority ha rilevato la necessità di «una significativa discontinuità nell'assetto di governance» del gruppo presieduto da Paolo Bedoni e guidato da Carlo Ferraresi, chiedendo alla compagnia veronese «un profondo ricambio» del cda da attuarsi con la trasformazione in Spa (efficace dal 1° di aprile) e «un rafforzamento del sistema di governance».

Lo ha comunicato ieri la stessa Cattolica in seguito al recepimento del verbale ispettivo dell'Ivass «con risultanze sfavorevoli e l'avvio di un procedimento sanzionarono». L'istituto di Vigilanza aveva avviato l'ispezione nel dicembre 2019 in concomitanza con lo scontro tra l'ex ad Alberto Minali e lo stesso Bedoni.

Quanto all'ambito patrimoniale, l'Ivass ha sottolineato la necessità che il piano sia completato in tempi rapidi dopo l'ingresso lo scorso ottobre di Generali nel capitale (con il 24,4%) attraverso un aumento di capitale riservato da 300 milioni. Occorre quindi procedere con la prevista seconda tranche della ricapitalizzazione da 200 milioni «per la quale l'azienda è in costante dialogo con la Consob per la finalizzazione del prospetto informativo». È stata inoltre richiesta a Cattolica la vendita entro fine 2021 dei 20,7 milioni di titoli circa (9% circa del capitale) provenienti dall'esercizio del diritto di recesso in seguito all'approvazione della trasformazione del gruppo da coop a società per azioni. L'attenzione degli analisti resta rivolta prima di tutto alle prossime mosse delle Generali e all'eventuale superamento della soglia del 25%, oltre la quale dovrebbe scattare l'Opa obbligatoria.

I tempi per provvedere alle richieste dell'Ivass sono stretti. L'autorità di Vigilanza ha chiesto la «elaborazione di un piano di rimedio sotto la responsabilità dell'ad» che dovrà essere approvato dal cda. Il board di Cattolica «formulerà le sue considerazione nei termini previsti di sessanta giorni, tenendo conto, nei tempi prescritti, delle segnalazioni dell'Autorità nel suo rapporto». Quanto al «profondo ricambio» del cda, a un anno dalla scadenza naturale del board, rimangono aperti tutti gli scenari: si va dalla cooptazione di nuovi membri a una possibile elezione parziale di consiglieri. E non manca chi ipotizza anche un eventuale ricambio alla presidenza. In questo scenario diventa centrale l'assemblea prevista la prossima primavera che, oltre al bilancio 2020, potrebbe dover deliberare anche sui nuovi ingressi al vertice.

I punti caldi non sono finiti. Rimane, infatti, aperto anche il tema dell'esercizio della call da parte del Banco Bpm sulla quota detenuta da Cattolica nella partnership nella bancassurance (Vera Vita e Vera Assicurazioni). Il Banco Bpm ha contestato il cambio del controllo di Cattolica che, a sua volta, ha preannunciato una battaglia legale.

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