Cattolica, arriva l'ok dei soci alla Spa

Entrerà Generali. E dopo il successo dell'Opas Intesa su Ubi, occhi puntati su lunedì

Con la fine di luglio si sono chiuse le due partite che hanno tenuto gli investitori per mesi con il fiato sospeso: la trasformazione di Cattolica Assicurazioni da società cooperativa in Spa, passaggio che prelude all'ingresso di Generali con il 24,4%, e l'Opas di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca. Due vicende intrecciate che hanno ridisegnato gli equilibri finanziari e politici in Piazza Affari, dove intanto ci si interroga sul risiko futuro.

Ieri l'assemblea degli azionisti di Cattolica ha approvato il salto verso la spa con il 70,8% dei voti a favore (poco più del 67% richiesto) e la nomina a componente del cda di Carlo Ferraresi, direttore generale del gruppo. I soci hanno inoltre dato il via libera alle modifiche statutarie necessarie all'ingresso di Generali nella compagnia veronese attraverso la sottoscrizione di un primo aumento di capitale dedicato da 300 milioni previsto a settembre. Il Leone di Trieste potrà poi sottoscrivere, pro quota, la successiva ricapitalizzazione da 200 milioni in opzione per tutti gli azionisti. Per il presidente di Cattolica Paolo Bedoni (nella foto) la votazione è un «passaggio storico» che «permetterà alla compagnia di essere sempre più forte sul mercato, solida e proiettata verso il futuro attraverso l'alleanza strategica con un player di grande rilievo quale è Generali». La partita con i soci dissidenti tuttavia potrebbe non essere ancora del tutto chiusa: il 17 agosto il Tribunale di Venezia si esprimerà sul ricorso contro l'aumento di capitale votato a fine giugno.

Dopo il successo dell'Opas di Intesa, invece, per Ubi si prospetta la sfida del delisting: Intesa Sanpaolo, arriverà a detenere complessivamente il 91,0149% del capitale dell'ex popolare, considerati i risultati dell'offerta (chiusa con adesioni per il 90,2%) e i titoli già posseduti.

La banca guidata da Carlo Messina ha sempre avuto come obiettivo il delisting di Ubi e l'integrazione. Pertanto, per centrare la soglia cruciale del 95%, Ca' de Sass, che lunedì ha in agenda una riunione del cda, dovrebbe procedere con il «sell out». In questo caso gli azionisti di Ubi potranno decidere se cedere i titoli alle stesse condizioni dell'Opas (ovvero 1,7 azioni di Intesa Sanpaolo e 0,57 euro in contanti per ogni titolo Ubi) o per l'equivalente in contanti. Gli investitori sono già in fibrillazione: Ubi è volata a 3,57 euro (+4,4%), un livello più elevato rispetto ai 3,47 euro previsti dallo scambio in titoli della Ca' di Sass, che ha terminato ieri la seduta a 1,71 euro in calo dell'1,6 per cento. Sull'operazione è intervenuto anche Massimo Masi, segretario generale della Uilca, secondo cui «si tratta senza dubbio della fusione del secolo, prodromica ad altre fusioni nel settore». «Questa prima importante mossa avrà conseguenze nel settore che coinvolgeranno Bper e a seguire il Banco Bpm, il Monte dei Paschi di Siena, la Popolare di Sondrio, Creval. Non dimentichiamo poi la partita aperta al Sud con la nuova Banca Popolare di Bari» ha poi aggiunto Masi in attesa del confronto per tutelare i diritti degli addetti del nuovo big del credito europeo.

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