Cattolica, sprint dei conti. E l'aumento non serve più

Il "ratio" patrimoniale vola al 200% e il titolo sale del 15%. Presto il confronto con Ivass e Consob

Cattolica, sprint dei conti. E l'aumento non serve più

Cattolica Assicurazione vola a 6,06 euro (in rialzo del 14,9%), sui massimi da febbraio 2019 e supera, per la prima volta, il prezzo pagato lo scorso ottobre da Generali per acquisire il 24,46% del capitale (5,55 euro per azione per 300 milioni complessivi). A sostenere la performance del titolo è stata la trimestrale migliore delle attese e chiusa con un utile netto di 45 milioni (+221%), un risultato operativo di 101 milioni (+82,6%) e una raccolta di 1,3 miliardi (+16% a perimetro omogeneo), oltre alla conferma di un risultato operativo tra i 265 e i 290 milioni per fine anno. Sul mercato, tuttavia, cresce l'attesa per la seconda tranche della ricapitalizzazione da mezzo miliardo complessivo imposta, proprio un anno fa, dall'Ivass.

I tempi in teoria stringono visto che l'operazione, già slittata lo scorso inverno, dovrebbe chiudersi entro il 31 luglio. Ma la situazione finanziaria della società guidata da Carlo Ferraresi è nel frattempo cambiata considerando che, a fine marzo, Cattolica Assicurazione vantava un solvency ratio del 199% (dal 187% di dicembre e dal 111% di un anno fa). L'indice di solidità patrimoniale, in seguito alla prevista ricapitalizzazione da 200 milioni, aumenterebbe di altri 15 punti, secondo le stime rilasciate da Atanasio Pantarrotas, direttore finanziario di Cattolica, nel corso della presentazione alla stampa della trimestrale.

«Non stiamo pensando di rimettere in discussione e di ritrattare il tema con il regolatore. L'operazione è confermata. Abbiamo la richiesta ufficiale dell'Ivass e andiamo avanti su quella strada» ha dichiarato poi precisato Pantarrotas rispondendo una domanda in merito alla possibilità di ridiscutere i termini della ricapitalizzazione con l'Authority. Ma ora non è più escluso che Ivass cambi idea. Il cda dovrebbe affinare nelle prossime settimane con Consob il prospetto, per poi lanciare l'operazione a luglio, ma potrebbe anche avanzare richiesta di rivedere il tutto. A differenza della prima tranche dedicata a Generali (che, secondo quanto precisato da Consob, potrebbe salire fino al 30% senza obbligo di Opa), la seconda sarà aperta al mercato. Saranno quindi chiamati a mettere mano al portafoglio anche Warren Buffett (che ha in mano il 9,04% del gruppo acquisito nel 2017 a 7,25 euro per azione) e Fondazione Banca del Monte di Lombardia (al 3,162%). Per convincerli, secondo un operatore di mercato, è ipotizzabile che per l'operazione siano adottati gli standard abituali quindi uno sconto del 20-25% sulla media di prezzo dei tre mesi precedenti. Ma, oltre ai titoli di nuova emissione, l'Ivass ha imposto a Cattolica di vendere entro fine anno anche le azioni rivenienti dall'esercizio del diritto di recesso e pari al 9% circa del capitale. Qualche settimana fa si era parlato di un possibile interessamento di Banca Finnat e della veneta Plavigas. Finora non si è concretizzato nulla.

Il tempo corre e l'impressione è sia sull'aumento di capitale, sia sul 12,28% di azioni proprie in portafoglio, i prossimi passaggi finanziari potrebbero presto cambiare.

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