Cellulari, sale il pressing per il caricabatteria unico

L'Europa prepara una legge entro luglio, Apple frena. Obiettivo: ridurre l'impatto ambientale

Può una legge semplificare la vita dei consumatori ed evitare milioni di tonnellate di rifiuti elettronici? Indubbiamente sì ed è quello che si prefigge l'Unione Europea. Ieri il Parlamento Ue ha invitato la Commissione a proporre una legislazione più stringente sui caricabatteria entro luglio 2020. Nel testo della risoluzione, approvata con 582 voti favorevoli, 40 contrari e 37 astensioni, viene chiesta l'introduzione obbligatoria di un caricabatteria comune a tutti i dispositivi mobili entro il prossimo luglio.

La situazione per è notevolmente migliorata rispetto al 2009, quando erano presenti ben 30 tipi di caricatori. In quel frangente sotto la spinta dei regolatori europei i quattro maggiori produttori, ossia Apple, Samsung, Huawei e Nokia avevano firmato un protocollo di intesa volontario. Obiettivo: armonizzare i caricabatterie per i nuovi modelli di smartphone che sarebbero entrati sul mercato dal 2011. Così oggi i principali sono soltanto tre. Ossia micro Usb, Usb-C (un po' più largo) entrambi per dispositivi Android e Lightning quello adottato esclusivamente da Apple che, è assolutamente contraria alla misura, e che equipaggia oltre un miliardo di telefoni mobili. La società guidata da Tim Cook, che ieri negli Usa, insieme a Broadcom, ha preso una multa da 838 milioni di dollari per il mancato rispetto di alcuni brevetti, infatti ritiene che un regolamento Ue soffocherebbe l'innovazione invece di incoraggiarla. Gli eurodeputati però hanno anche chiesto misure per garantire l'interoperabilità dei diversi caricabatteria wireless con le varie apparecchiature mobili. Nella legge Ue i consumatori non dovranno essere più obbligati ad acquistare un nuovo caricabatteria con ogni nuovo dispositivo. La proposta, per una vendita dissociata dei caricatori dall'acquisto di nuovi dispositivi, dovrebbe però essere introdotta insieme alla soluzione di ricarica standard, senza, ovviamente, che questo generi un aumento dei prezzi per gli utenti.

La misura dovrebbe garantire una diminuzione nella produzione dei rifiuti elettronici. Secondo le stime, ogni anno a livello mondiale vengono prodotti circa 50 milioni di tonnellate di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, pari a una media di oltre sei chilogrammi pro capite. In Europa, il totale dei rifiuti elettronici generati nel 2016 è stato di 12,3 milioni di tonnellate, pari a 16,6 chilogrammi in media per abitante.

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Commenti

cgf

Sab, 01/02/2020 - 00:06

ora tutti i dispositivi usano un cavo USB esistono già anche le prese a muro. E per le ricariche wireless? Non potranno più esistere? Un passo indietro perché i dispositivi non saranno protetti dall’acqua oppure tutti solo wireless come se per caricare un orologio fosse ugual per un tablet Senza contare che sarebbe fuori mercato chi usasse il filo, li chiudiamo? Certo non solo arrivano tardi, ma non sanno di cosa parlano gretini come sono