Puntuale come una scadenza del fisco, a gennaio arriva l'aggiornamento dell'Osservatorio Previdenza Cgil. Se l'anno scorso - quando i requisiti pensionistici non erano stati toccati - i potenziali "esodati" erano stimati in 44mila unità, quest'anno il conto è salito a 55mila. Sono i lavoratori che si sono dimessi in attesa della pensione accettando un trattamento temporaneo in vista del raggiungimento dei requisiti il cui spostamento li espone al rischio di non percepire reddito. È cambiato qualcosa? Sì, ma poco. Le nuove norme prevedono un incremento di un mese per le uscite dall'anno prossimo e di ulteriori due mesi dal 2028. Per il 2029 la Ragioneria dello Stato prevede altri tre mesi. Dunque la Cgil nel suo conto immagina orde di pensionandi lasciati in mezzo a una strada dal prossimo gennaio fino al 2031 e oltre. L'anno scorso fu l'Inps a smentire le cifre allarmistiche evidenziando che le proposte della Ragioneria sono sempre sottoposte a un vaglio politico. È difficile pensare che non si effettui un attento scrutinio visto che la prossima sarà una manovra pre-elettorale. In secondo luogo, è vero che l'isopensione (incentivo all'uscita con pagamento mensile di un assegno simile a quello pensionistico e versamento dei contributi figurativi) dura massimi 7 anni mentre fondi bilaterali e contratti di solidarietà coprono 5 anni di "scivolo".
Il rischio di restare a piedi uno o tre mesi in teoria c'è, ma nulla vieta di estendere in via eccezionale i trattamenti fino al pensionamento di ciascun interessato. Purtroppo, questo non fa notizia. Drammatizzare, invece, è una scelta politica.