Confindustria, Pasini lascia la corsa

L'industriale bresciano: «Non ho i voti necessari». Probabile l'appoggio a Bonomi

Era il terzo candidato, con un numero di voti insufficiente a entrare in partita, ma abbastanza consistente da condizionarne l'esito. Ieri il leader degli industriali di Brescia, Giuseppe Pasini, ha abbandonato la corsa per la presidenza di Confindustria e ha lasciato libero il campo agli altri due contendenti: Carlo Bonomi e Licia Mattioli.

«Si è trattato di un'esperienza arricchente e coinvolgente», ha spiegato riferendosi alla sua candidatura. «Ho incontrato moltissimi colleghi, appassionati e impegnati seriamente in Confindustria. Grazie alla loro conoscenza, al loro ascolto mi sono convinto ancor di più che in Italia c'è bisogno di una Confindustria forte, propositiva, in grado di dettare l'agenda al Paese. Su queste linee programmatiche ho registrato grandi apprezzamenti ma non sufficienti, in termini di voto, per traguardare alla presidenza nazionale».

Il leader di Feralpi Group ha quindi spiegato di avere deciso «con grande serenità» di «fare un passo indietro e lasciare ai colleghi Bonomi e Mattioli l'ultimo confronto per la presidenza». L'elezione del presidente di Viale dell'Astronomia è decisa dal Consiglio Generale di Confindustria che conta 179 voti. Le ultime indiscrezioni riportate dal Giornale nei giorni scorsi per le votazioni che si terranno il 26 marzo davano il presidente di Assolombarda Bonomi a 59 voti, Mattioli a 52 e lo stesso Pasini a 26. Un eventuale endorsement dell'imprenditore bresciano potrebbe, quindi, decidere le sorti della successione a Vincenzo Boccia. Pasini ieri ha telefonato ai due contendenti. La vicepresidente di Confindutsria con delega all'internazionalizzazione e imprenditrice torinese Mattioli lo ha ringraziato. «Le sue idee su economia circolare, energia e sostenibilità sono assolutamente condivisibili e le sosterrò concretamente», ha annunciato via Twitter.

Ieri, in realtà, indiscrezioni davano per probabile un appoggio di Pasini al favorito Bonomi. Nessuna conferma ufficiale ieri, se non l'appello di Pasini ad arrivare a una candidatura unica. «Sono arrivato alla conclusione che sia utile rafforzare la nostra Associazione, dando io per primo, un segnale di compattezza e di unità che il nostro Paese si aspetta a tutti i livelli».

L'auspicio «è che questo rinnovo della presidenza nazionale possa portare, grazie all'intelligenza, alla generosità e allo spirito di servizio dei candidati rimasti in corsa, a un'unica candidatura ricomponendo così quelle divisioni che hanno segnato negativamente gli ultimi due rinnovi».

Sia la scelta del ritiro sia l'appello a una candidatura unica sono legati anche all'emergenza coronavirus. Pasini nel messaggio inviato agli associati per annunciare il ritiro, ha spiegato che «in queste settimane di grande tensione per il nostro Paese e per il Mondo intero, ho pensato fosse giusto dare priorità alla responsabilità nei confronti della collettività».

Nei giorni scorsi era stato ipotizzato un rinvio della votazione, ma già venerdì sembrava escluso uno slittamento motivato dalla crisi sanitaria innescata dal contagio. I tre saggi scelti dal presidente uscente Boccia concluderanno domani il tour delle realtà territoriali. Tra i loro compiti, anche quello di chiamare eventuali esterni in caso di una situazione troppo frammentata. Scenario che ora sembra escluso dall'uscita di Pasini.

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