Conte ha tagliato le pensioni usando solo queste 3 parole

Una piccola modifica (passata inosservata) nella legge di Bilancio ha spalancato le porte al nuovo scippo. Chi ci perde

Conte ha tagliato le pensioni usando solo queste 3 parole

Il governo ce l'ha fatta: ha fatto imbufalire davvero tutti. Dai pensionati ai sindacati. Sono bastate tre parole nel testo della manovra per rinviare al 2023, fra tre anni, la rivalutazione piena sugli assegni previdenziali. Il risultato? Assegni calmierati e "scippo" sull'importo che spetterebbe ai pensionati. Il testo della bozza della manovra pubblicato dal Mef parla chiaro: "All’articolo 1, comma 477, della legge 27 dicembre 2019, n. 160, le parole “Per il periodo 2020-2021” sono sostituite dalle seguenti: “Per il periodo 2020-2022” e al comma 478, le parole “Dal 1° gennaio 2022” sono sostituite dalle seguenti: “Dal 1° gennaio 2023”. Fate molta attenzione perché dietro a queste "sostituzioni" si nasconde una vera e propria fregatura per milioni di pensionati italiani.

Infatti per l'1 gennaio del 2022 era previsto il ritorno a regime con rivalutazioni piene. Adesso una manina ha spostato in avanti la scadenza e di fatto i pensionati dovranno attendere l'1 gennaio 2023 per ottenere una perequazione piena dell'assegno previdenziale. Insomma, nel silenzio generale, l'esecutivo di fatto ha cancellato una scadenza per sostituirla con un'altra. I pensionati intanto aspettano dai tempi del governo Letta che questo scippo termini con il giusto riconoscimento di un adeguamento pieno dell'importo come previsto dalla legge 388 del 2000. Per capire meglio quanto sia subdola la mossa dell'esecutivo basta leggere le reazioni dei sindacati: "Riteniamo assolutamente inaccettabile che il Governo voglia differire ancora una volta la rivalutazione delle pensioni. Per la Federazione dei Pensionati della Cisl questa è una scelta inopportuna e oltremodo grave", fa sapere la Cisl Pensionati di fronte all’eventualità contenuta nella bozza della legge di bilancio. "Ancora una volta - dichiara la Fnp Cisl - il Governo non mantiene le promesse assunte con l’accordo con le Organizzazioni sindacali del 2017 di procedere alla rivalutazione delle pensioni e, addirittura, differisce al 2023 il meccanismo di perequazione più equo e proporzionale previsto dalla legge n. 388/2000".

L'esecutivo giallorosso aveva dato un'elemosina a migliaia di pensionati portando la rivalutazione al 100% anche per gli assegni fino a 4 volte il minimo che erano invece bloccati ad una rivalutazione del 97%. Briciole. Infatti per gli altri assegni superiori a 4 volte il minimo la rivalutazione decresce in questo ordine man mano che l'importo cresce: al 77%, 52%, 47%, 45% e 40%. La bozza della manovra dunque ha rivelato la nuova trappola dell'esecutivo sulle spalle dei pensionati che soprattutto in un momento di crisi come questo hanno toccato con mano l'erosione del loro potere di acquisto. E anche il fronte della Cgil tuona: "Ancora una volta - spiga l'organizzazione sindacale- si sceglie quindi di mettere le mani nelle tasche di una categoria che ha già dovuto pagare pesantemente le scelte politiche ed economiche dei vari governi che si sono succeduti. È un errore e una profonda ingiustizia, resa ancora più insopportabile perché fatta di nascosto e senza passare da alcun confronto con i Sindacati che rappresentano milioni di pensionati". Insomma i pensionati attendono risposte da un governo che di fatto ignora ancora una volta le loro esigenze nel momento più buio della nostra economia.

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