Il coronavirus si "mangia" i dividendi

Gli analisti si aspettano altri stop alle cedole dopo quelli di Brembo e Amplifon

Allarme dividendi dopo lo stop alle cedole deciso da Brembo e Amplifon, oltreché all'estero da Airbus, Boeing, Ford e Lufthansa, e il rinvio di una decisione sul tema da parte di Cattolica. In Piazza Affari, tra aprile e giugno, erano attese 24 miliardi di cedole ma lo tsunami sanitario in corso rischia di lasciare gli investitori a bocca asciutta. Ma tant'è in tempi di coronavirus, con mezzo mondo chiuso in attesa che passi l'emergenza e la domanda collassata, il blocco alle cedole potrebbe assicurare liquidità alle aziende. E non va meglio per i gruppi finanziari. La Eiopa, l'autorità europea del settore assicurativo, ha già invitato le compagnie assicurative a utilizzare prudenza nella remunerazione agli azionisti per preservare il capitale. Valutazioni che, almeno in teoria, valgono anche per il settore bancario che, al ritorno alla normalità, potrebbe trovarsi affossato da una montagna di crediti impossibili da incassare (npl).

«Il rischio di un blocco delle cedole è condiviso da tutti i settori, a iniziare dall'industria, dal settore viaggi e dal lusso», sostiene Vincenzo Longo, market strategist di Ig Italia che poi aggiunge: «Mi aspetto altri annunci di stop ai dividendi». Osservata speciale Fca che dovrebbe distribuire un monte dividendi di 6,6 miliardi (su una capitalizzazione di 9,2 miliardi) di cui 1,1 di dividendo ordinario (che, ai prezzi attuali, garantirebbe un rendimento del 12%) e 5,5 miliardi di dividendo straordinario legato alle nozze con Psa. Il fermo della produzione in Europa e Nord America e le clausole che consentono la revisione degli accordi in caso di eventi imprevedibili, potrebbero, tuttavia, penalizzare la remunerazione.

Nel mirino, poi, potrebbero esserci quelle imprese che hanno arrestato la produzione in Italia tra cui StM (il 40% della produzione, secondo Equita, è italiana), Interpump (il 50%), De' Longhi (il 10-15%), Sabaf (il 40%), Piaggio (il 50%), EssilorLuxottica (il 40%), Saes Getters (il 25%), oltre ai titoli del lusso che vantano l'80% circa della produzione nella Penisola. «Attenzione poi a assicurazioni e banche che si scontreranno con uno scenario di tassi rasoterra a lungo termine, con lo spread in aumento e la prevedibile crescita dei crediti incagliati», sostiene Longo.

Difficile poi che un investitore possa opporsi a uno stop dei dividendi invocando aspettative legate a proposte di cedole già comunicate. «Se l'annuncio è avvenuto prima che incominciasse ad essere percepita l'emergenza del Covid 19, è indubbio che, rispetto a quel momento, sono mutate le condizioni di continuità aziendale stante l'insorgenza di ragioni di forza maggiore che impongono di riesaminare con maggiore prudenza le prospettive finanziarie e i conseguenti piani», spiega Massimo Di Terlizzi, co-managing partner dello studio Pirola Pennuto Zei & Associati.

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