Credit Suisse crolla: cosa succede al titolo

Continua la crisi per la banca elvetica la cui sopravvivenza è in forse. Le azioni Credit Suisse valgono 4,37 euro e dall’inizio dell’anno sono scese del 48%

(Foto: https://www.credit-suisse.com)
(Foto: https://www.credit-suisse.com)

Mentre scriviamo le azioni del gigante elvetico Credit Suisse sulla borsa di Zurigo valgono 4,18 franchi svizzeri (4,37 euro) con una flessione quotidiana prossima al 10%. Nell’ultimo mese la multinazionale dei servizi finanziari ha perso il 16% e, dall’inizio del 2022, ha lasciato sul terreno il 48%.

Il sito svizzero di informazione finanziaria Inside Paradeplatz parla di una “banca in lotta per la sopravvivenza”, riagganciandosi anche alle insistenti voci secondo le quali Credit Suisse punterebbe all’aumento di capitale, esponendo così le azioni a rischio deprezzamento. Queste sono le sfortune odierne della banca fondata nel 1856 e che ormai da anni è confrontata con un calo del proprio valore azionario.

Divisione in tre

Secondo il Financial Times, Credit Suisse starebbe pensando di dividere in tre parti il settore di investment, puntando dapprima a una vendita di attività redditizie per scongiurare l’aumento di capitale. In un secondo momento si opterebbe per suddividere le attività di consulenza dalle altre attività ancora profittevoli, lasciando così andare le attività “bad bank” e gli asset a rischio.

Per il momento si tratta di una teoria che il Financial Times dice di avere elaborato sulla scorta di fonti interne all’azienda ma non è un segreto che il Ceo di Credit Suisse, Ulrich Körner, è stato nominato lo scorso mese di luglio proprio con il compito di riordinare il gruppo che, negli ultimi anni, è stato al centro di molte cause legali, della chiusura di fondi di investimento, di perdite ragguardevoli e anche al centro di un caso di spionaggio aziendale.

Cinquemila dipendenti a rischio

La riorganizzazione del colosso costerebbe almeno 5mila posti di lavoro e i costi per correggere il dissesto della divisione di investimenti si aggirerebbero attorno ai 4 miliardi di franchi svizzeri (4,19 miliardi di euro) ma, come detto, i vertici di Credit Suisse preferiscono non ricorrere al mercato per fare incetta di capitale.

La banca potrebbe illustrare la propria strategia il prossimo 27 ottobre, in concomitanza con i risultati del terzo trimestre del 2022, ma il ricorso al taglio della forza lavoro (oggi circa 50mila persone in tutto il mondo) sembra inevitabile, considerando anche le ingenti perdite degli ultimi mesi (273 milioni di franchi, ovvero 285,74 milioni di euro, soltanto nel primo trimestre del 2022).

La discesa senza freni

Le fortune del gruppo bancario elvetico sono alterne ormai da anni. Nel 2000 le azioni valevano 96,50 franchi svizzeri, scese a 19,1 franchi nel 2003 per risalire la china e rivedere quota 96 franchi nel 2007, quando il mondo si preparava alla crisi finanziaria.

Da lì la discesa è stata lunga e costante: nel 2015 il prezzo più elevato delle azioni si è assestato in prossimità dei 29 franchi svizzeri, diventati 18 franchi nel 2018 e poi 14 franchi per azione nel 2020, arrivando oggi a toccare il minimo storico.

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